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Il Comune di Statte non e' responsabile del canile-lager che sorge sul territorio, a poca distanza dal quale domenica scorsa sono state trovate, in una gravina, un centinaio di carcasse di cani. Lo affermano il sindaco di Statte, Angelo Miccoli, e l'assessore comunale alla sanita', Vincenzo Chiarelli, i quali chiariscono che la situazione della struttura era ben nota all'ente il quale aveva gia' da tempo denunciato la situazione agli organi competenti, Prefettura, Asl, Comuni che utilizzano il canile, come Taranto e Massafra.
Il ritrovamento delle carcasse e i gravi problemi igienico-sanitari esistenti nel canile-rifugio gestito dalla societa' 'Tarentum 2000', erano stati denunciati domenica scorsa dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato e dai volontari della Polizia Ecozoofila dell'Associazione Unione Democratica.
'Il canile gestito dalla Tarentum - precisa il sindaco di Statte - non e' il canile municipale di Statte e non sono mai stati ospitati randagi accalappiati per conto del Comune, ne' mai il Comune di Statte ha stipulato una convenzione con la struttura'. 'In questo periodo - ha detto Miccoli - ci troviamo a fronteggiare una sorta di linciaggio mediatico per una situazione che invece riguarda i Comuni che utilizzano la struttura. Non vi e' alcuna nostra responsabilita' nel merito - ha affermato - e con rammarico invece di essere citati perche' virtuosi, le persone che amano i cani e gli animali ci inviano mail accusandoci di crudelta''. 'Siamo forse gli unici nella provincia di Taranto - afferma il sindaco di Statte - che abbiamo affrontato il problema del randagismo sia rispettando gli animali che tutelando salute e igiene pubblica'.( 'La nostra ultima informativa sulla questione Tarentum - afferma il sindaco di Statte - risale al 30 luglio scorso, quando abbiamo inviato al Prefetto di Taranto, alla Asl, ai Comuni che utilizzano la struttura e alle autorita' competenti, la ulteriore segnalazione di mancata o precaria attivita' di custodia e mantenimento dei cani'.
Intanto ieri pomeriggio, il sindaco Miccoli e l'assessore Chiarelli hanno incontrato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, l'assessore all'ecologia del Comune di Taranto, Bruno Pastore e il direttore generale dell'Ausl Colasanto, per affrontare il problema della rimozione e dello smaltimento delle carcasse degli animali.
Il sindaco di Statte informa che 'sara' convocata per la prossima settimana, dal Prefetto di Taranto, una conferenza dei servizi alla quale interverranno rappresentanti dei Comuni di Taranto e Statte, dell'Asl e dell'Arpa 'per la ricerca di una soluzione che non penalizzi il Comune di Statte, che non ha alcuna responsabilita' nel merito'. Nello stesso tempo, l'ufficio comunale ambiente e sanita' del Comune di Statte ha inoltrato all'Agenzia Regionale per l'Ambiente la richiesta di una indagine sull'inquinamento del suolo e del sottosuolo affinche' sia accertato al piu' presto se vi sia pericolo per la salute pubblica.
'Il Comune di Statte - afferma il sindaco - ha piu' volte riscontrato irregolarita' igienico sanitarie in quel canile e ha annualmente informato le autorita' competenti. L'ente su parere positivo dell'Asl, nel 2000, rilascio' una autorizzazione provvisoria per un numero di 160 cani ma, in seguito ad un sopralluogo fatto dal responsabile del settore ecologia e sanita' con il comandante dei carabinieri della stazione di Statte si constato' che nella struttura erano ospitati circa mille cani provenienti da diversi comuni della provincia'.
Il sindaco di Statte - prosegue la nota - comunico' pertanto alla Asl la decadenza dell'autorizzazione rilasciata in quanto la societa' non aveva prodotto il certificato di agibilita', riscontrando nel corso del sopralluogo, anche innovazioni e modifiche non autorizzate.
Il 12 luglio del 2000, il sindaco di Statte ordino' alla societa' di allontanare e sistemare gli animali in esubero, di provvedere all'adeguamento fognario, di munirsi delle autorizzazioni necessarie sia sanitarie che urbanistiche.
Ancora, nel febbraio 2004, 'sempre a seguito di un sopralluogo del servizio veterinario venne riscontrata - si sottolinea - la mancanza di autorizzazione sanitaria e vennero ritrovate carcasse di animali in un terreno adiacente alla struttura, e vennero ritrovati farmaci scaduti e senza prescrizioni mediche'. 'Il Comune - puntualizza il sindaco Miccoli - denuncio' la situazione alla Procura della Repubblica.
'I gestori della struttura avevano chiesto un risarcimento per i danni provocati dall'attivita' di controllo dell'Ente, ma con sentenza del 2005, il Tribunale di Taranto - prosegue il sindaco di Statte - ha stabilito che il comportamento del Comune e' stato del tutto legittimo negando la richiesta risarcitoria avanzata dalla societa''. 'I cani randagi di Statte - si precisa - sono ricoverati in altre strutture, nei canili Dac e San Raphael'. 'Il nostro Comune - afferma l'assessore Chiarelli - e' uno dei pochi Comuni della provincia che affronta seriamente il problema del randagismo, che collabora con le associazioni di volontariato, che provvede a sterilizzare maschi e femmine per immetterli nuovamente nel territorio muniti di collare (con impresso stemma comunale) e microchip'. Il Comune di Statte - si legge ancora nella nota - 'ha avviato con successo la campagna di affidamento dei randagi 'Prendi un fido in Affido' che ha gia' condotto alla liberazione di dieci posti per dieci nuovi cani accalappiati'. 'I cani malati - informa Chiarelli - vengono curati e trattenuti nel canile sanitario prima di essere rimessi in liberta'. I volontari curano e nutrono i randagi di Statte affinche' siano mansueti'.
(ANSA)

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CACCIA: FIRENZE, TAR ACCOGLIE RICHIESTA WWF, STOP A PIOMBO

2 novembre 2007 - Il tar toscana accoglie la richiesta del wwf di sospensione cautelare dell'uso delle munizioni da caccia contenenti piombo. Ora chi caccia nella piana fiorentina e nella porzione fiorentina del padule di Fucecchio dovra' farlo con pallini d'acciaio. C'è voluto un decreto cautelare del Tar, che accoglie la richiesta di sospensione contenuta in un ricorso del Wwf, per ripristinare la norma contenuta nella Delibera Regionale 923/2006, che dettava norme minime di salvaguardia per le Zone di Protezione Speciale (cioè le aree più importanti ai fini della tutela dell'avifauna in Europa). "La Provincia di Firenze infatti, con una delibera, aveva - si legge in una nota del Wwf - clamorosamente annullato le norme di salvaguardia della delibera regionale, fra cui in primis il fondamentale divieto dell'utilizzo di pallini di piombo, già introdotto in moltissimi paesi all'estero". "I pallini di piombo, oltre a costituire un grave fattore di inquinamento ambientale, nelle zone umide causano - prosegue la nota - ogni anno la morte di centinaia di migliaia di uccelli acquatici (soprattutto anatre selvatiche), che li assumono per ingestione quando si alimentano filtrando il sedimento. Gli uccelli acquatici sono infatti soliti ingoiare piccoli sassolini che nel loro apparato digerente favoriscono la frantumazione del cibo e al posto dei sassolini possono ingoiare pallini di piombo con conseguente avvelenamento. Per questo il piombo nelle munizioni è bandito da vari trattati internazionali e, salvo rare eccezioni, bandito nelle aree umide di quasi tutti i paesi europei. Il piombo può essere sostituito con materiali non tossici, facilmente reperibili sul mercato, come ad esempio l'acciaio".E non vi è solo il problema del piombo. "Tutto questo - conclude la nota - dà la misura della sensibilità della Provincia in questo ambito (l'Assessore alla Caccia ha perfino avuto il coraggio di definire tale stratagemma "un salto di qualità nella protezione del Padule di Fucecchio"), e del livello di sudditanza rispetto alle pressioni delle parti più oltranziste del mondo venatorio". In attesa della sentenza definitiva, il WWF sottolinea che da oggi in queste aree i pallini di piombo sono vietati e contravvenire a questo è reato. Il WWF chiede a tutte le Forze dell'Ordine di adoperarsi per far rispettare questo divieto, fondamentale per la sopravvivenza delle popolazioni di uccelli selvatici.
(AGI)

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REVOCATA ORDINANZA ABBATTIMENTO COLOMBI NELL'ALESSANDRINO
Dopo diffida LAV e intervento del Prefetto.

fonte:www.animalieanimali.it
2 novembre 2007 - Era il 10 settembre quando il sindaco di Ponti, cittadina in provincia di Alessandria, firmava l’ordinanza che prevedeva l’abbattimento di 50 colombi, ogni mese per un periodo di sei mesi, incaricando i locali cacciatori della sommaria esecuzione. L’ordinanza si basava sulle consuete, quanto aleatorie, argomentazioni usate da numerosi sindaci in tutta Italia: ipotetici problemi sanitari, danni all’agricoltura e generici disagi provocati ai cittadini. Nessuna di queste ragioni veniva peraltro supportata da alcuna indagine che avesse una qualche parvenza di scientificità, ma tanto è bastato perché dal 10 settembre i cacciatori si riversassero nelle circostanti campagne per seminare il loro carico di morte.
L’ufficio legale ed il settore fauna selvatica della LAV si sono subito attivati per bloccare l’insensato ed ingiustificabile massacro. Una diffida al Sindaco di Ponti ed una lettera al Prefetto di Alessandria, sono state subito inviate allo scopo di bloccare un’iniziativa che palesava numerosi profili d’illegittimità.
“I colombi fanno parte della fauna selvatica – dichiara Massimo Vitturi, responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV – a tale proposito vi è anche un recente pronunciamento della Corte di Cassazione che ha chiarito, una volta per tutte ed in maniera inequivocabile, che i colombi sono una specie protetta.”
Ora giunge notizia che il Sindaco di Ponti, a seguito di un incontro con il Prefetto di Alessandria, il 22 ottobre scorso ha provveduto a revocare l’ordinanza precedente e la LAV non nasconde la soddisfazione per il risultato ottenuto. “Ho contattato personalmente il sindaco di Ponti – conclude Vitturi – consigliandogli metodi incruenti, già applicati con successo in numerosi comuni italiani, per il controllo definitivo della popolazione di colombi. L’abbattimento è una soluzione solamente temporanea, oltre che estremamente cruenta, utile unicamente per soddisfare la sanguinaria passione dei cacciatori.”

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CONDANNA ESEMPLARE PER CHI SPECULA SUI CANILI
Condannato a sei anni e sei mesi di reclusione l'imprenditore ed ex consigliere del Comune di Brindisi Giovanni Di Bella, implicato nella vicenda del "canile degli orrori" dove nel 1998 scomparvero 600 cani, per i quali il consigliere continuava a percepire le rette comunali.
La LAV, costituitasi parte civile, ha seguito per due anni il processo e ora esprime soddisfazione per la sentenza in quanto Di Bella oltre alla reclusione non potrà più contrattare con la Pubblica Amministrazione e non potrà più ottenere canili in convenzione. Condannato a due anni di reclusione anche il fratello Teodoro Di Bella, che collaborava alla gestione del canile. Giustizia è fatta!
fonte:www.infolav.org

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