23 maggio 2010
AREE CANI PULIZIA E' DEL COMUNE
28/05/10 10:43
Sentenza del Tribunale Civile di Milano.
Il Tribunale civile ha condannato il Comune di Milano a pulire tutto l'anno, sei giorni la settimana, l'area cani del parco di Piazzale Giovanni dalle Bande Nere. L'istruttoria del giudice della decima sezione civile Andrea Borrelli ha accertato che il servizio di pulizie dell'area è affidato al consorzio Coges che, per curare il verde della città, riceve per tre anni dal Comune il «(quantomeno) congruo corrispettivo» di oltre 53,4 milioni di euro.
Nonostante il contratto preveda che le aree cani debbano essere pulite ogni giorno, escluse le domeniche e le festività più importanti, quella di Piazzale Bande Nere vedeva gli addetti appena due, tre volte al mese. Il Comune ha scaricato le responsabilità sul Coges il quale, a sua volta, ha puntato il dito contro «l'inciviltà dei proprietari dei cani» che non asportano le deiezioni degli loro animali lasciandole sul terreno.
Il giudice Borrelli ha rigettato entrambe le tesi: il Comune deve garantire comunque la pulizia e la disinfezione, anche se l'appaltatore non lo fa, perché è «proprietario e custode » del verde pubblico, aree cani comprese, al cui interno, come stabilisce il regolamento comunale, i proprietari non sono obbligati a raccogliere gli escrementi dei loro animali, cosa che invece è imposta fuori dai recinti. Il giudice, dato che è provato che le «intollerabili esalazioni maleodoranti provenienti dal terreno comunale » entrano nello studio dell'avvocato, ha condannato il Comune a garantire la pulizia e a pagare le spese della causa pari ad oltre 4.000 euro, gran parte dei quali, però, usciranno dalle casse del Coges che, sempre per contratto, si è assunto ogni responsabilità derivante dal servizio.
Ad avviare la causa era stato un avvocato il cui studio ha le finestre che danno sui giardini che comprendono anche una piccola area destinata ai cani. «Durante i mesi più caldi o in alcune giornate di pioggia » si sollevano «esalazioni intollerabili», denunciava a fine 2004 il legale, perché l'area è lasciata in «deplorevole stato di degrado» e i contenitori in cui vengono gettati gli escrementi dei cani non vengono svuotati di frequente. Una situazione insostenibile al punto che 61 abitanti della zona avevano firmato una petizione per chiedere lo spostamento dell'area per ragioni di igiene e di decoro, visto che lì vicino ci sono anche due bar e una rosticceria.
da Corriere.it
USO DI COLLARE ELETTRICO SUL SUO CANE, CACCIATORE CONDANNATO NELLE MARCHE
28/05/10 10:33
Lea è una dolce segugia ritrovata in montagna da
una giovane coppia nell'ottobre 2007
impaurita,frastornata, disorientata, con indosso un
collare elettrico.
Lo scorso lunedì 26 aprile 2010 il suo padrone, un cacciatore di Serra S.Quirico (A.P., 51 anni), è stato condannato per maltrattamento al pagamento di 3.500 euro di ammenda, la cagnetta è stata confiscata ed affidata alla Presidente dell'Associazione di Jesi che si è presa cura di lei in questi due anni e mezzo.
Gratitudine nei confronti del Pubblico Ministero ,dott. Vincenza Montoneri, che, con la sua arringa accusatoria, ha dimostrato grande coinvolgimento e massima attenzione a tutto quanto emerso dai testimoni ,alcuni dei quali sentiti per più volte al fine di cogliere ogni minimo particolare.
La cagnolina è stata sottoposta anche alla perizia di una veterinaria comportamentalista.
Grande scrupolosità nell'emettere la sentenza anche da parte del Giudice del Tribunale di Ancona distaccamento di Iesi, dott. ssa Antonella Passalacqua.
Soddisfazione per chi rispetta gli animali e le leggi che li tutelano, finalmente una decisione presa con grande attenzione che farà riflettere sull'uso di un tipo di collare di cui tuttavia,in assurdamente, è permessa la vendita.
Si ricorda che la prima condanna ad un addestratore scaturì da un filmato del 2005, di "Striscia la notizia" in cui si vedevano i devastanti effetti di scosse elettriche su cani che venivano "addestrati"; altre condanne si susseguirono confermate in Cassazione (sent.15061). Dato che c'è giunta notizia che in campi di addestramento marchigiani per cani da caccia si continua ad usare tale mezzo coercitivo e crudele(vietato peraltro anche dalla lr 10/97) ci auguriamo che la recente sentenza sia di monito a quanti hanno risposto in maniera arrogante all’informazione del suo divieto.
I volontari e le Guardie Zoofile di Legambiente e del WWF non smetteranno comunque di vigilare e segnalare alle competenti autorità i casi di cui verranno a conoscenza.
Anna Maiorani - Presidente CAARM
Lo scorso lunedì 26 aprile 2010 il suo padrone, un cacciatore di Serra S.Quirico (A.P., 51 anni), è stato condannato per maltrattamento al pagamento di 3.500 euro di ammenda, la cagnetta è stata confiscata ed affidata alla Presidente dell'Associazione di Jesi che si è presa cura di lei in questi due anni e mezzo.
Gratitudine nei confronti del Pubblico Ministero ,dott. Vincenza Montoneri, che, con la sua arringa accusatoria, ha dimostrato grande coinvolgimento e massima attenzione a tutto quanto emerso dai testimoni ,alcuni dei quali sentiti per più volte al fine di cogliere ogni minimo particolare.
La cagnolina è stata sottoposta anche alla perizia di una veterinaria comportamentalista.
Grande scrupolosità nell'emettere la sentenza anche da parte del Giudice del Tribunale di Ancona distaccamento di Iesi, dott. ssa Antonella Passalacqua.
Soddisfazione per chi rispetta gli animali e le leggi che li tutelano, finalmente una decisione presa con grande attenzione che farà riflettere sull'uso di un tipo di collare di cui tuttavia,in assurdamente, è permessa la vendita.
Si ricorda che la prima condanna ad un addestratore scaturì da un filmato del 2005, di "Striscia la notizia" in cui si vedevano i devastanti effetti di scosse elettriche su cani che venivano "addestrati"; altre condanne si susseguirono confermate in Cassazione (sent.15061). Dato che c'è giunta notizia che in campi di addestramento marchigiani per cani da caccia si continua ad usare tale mezzo coercitivo e crudele(vietato peraltro anche dalla lr 10/97) ci auguriamo che la recente sentenza sia di monito a quanti hanno risposto in maniera arrogante all’informazione del suo divieto.
I volontari e le Guardie Zoofile di Legambiente e del WWF non smetteranno comunque di vigilare e segnalare alle competenti autorità i casi di cui verranno a conoscenza.
Anna Maiorani - Presidente CAARM
CORTE DI CASSAZIONE, ANCHE SE CON RECINZIONE FIDO MORDE RESPONSABILITA' E' DEL PROPRIETARIO
28/05/10 10:31
Anche se Fido si trova chiuso in un recinto, il
padrone puo' essere chiamato a rispondere
penalmente se l'animale aggredisce qualcuno. Lo
sottolinea la Cassazione (quarta sezione penale
sentenza 20054) sostenendo che il fatto che un
animale si trovi all'interno di una recinzione non
esime il proprietario dal "obbligo di custodia". In
questo modo piazza Cavour ha accolto il ricorso
della Procura di Catania che si era opposta
all'assoluzione accordata a Giuseppe Federico e
Giuseppe Vincenzo D.P., proprietari di un cantiere
a guardia del quale c'era un cane che, pur dietro
la recinzione, era riuscito a sbucare dalle
feritoie aperte aggredendo la signora M.C. che
transitava all'esterno della recinzione stessa. In
primo grado il giudice di pace di Mascalucia aveva
condannato i proprietari del cantiere per lesioni
colpose ritenendo che la signora avesse provocato
il cane.
(Adnkronos)
(Adnkronos)