20 febbraio 2011
SVIZZERA NON PAGA TASSA. LE UCCIDONO IL CANE
26/02/11 09:15
La precisione svizzera non ha più confini: una cittadina italiana s'è vista sequestrare e poi sopprimere il barboncino solo perché aveva dimenticato di pagare la tassa locale sugli animali. Un'imposta di 50 franchi svizzeri (38 euro) che la signora non aveva pagato per una dimenticanza. A nulla sono valsi i tentativi di pagare subito la sanzione: gli agenti municipali di Reconvillier hanno preso l'animale per farlo abbattere dai veterinari comunali.
La notizia ovviamente ha lasciato basiti gli animalisti. La "punizione" era stata però annunciata da Flavio Torti, primo cittadino di Reconvilier, un piccolo comune del Giura bernese di 2.400 abitanti. Prendendo spunto da uno studio della commissione finanze comunale, il sindaco si era accorto che tra le tasse più evase nella sua giurisdizione c'era appunto quella relativa al possesso dei cani.
Ed ecco a dicembre arrivare una lettera che intimava ai morosi a saldare quanto dovuto pena la soppressione dell'animale. A nulla sono valse le proteste delle associazioni animaliste: "Non faremo dietrofront, sarebbe come dare ragione agli evasori", ha detto Torti. E il primo a cadere in questa strana battaglia "civile" è un povero barboncino. Per di più mezzo italiano.
da Tgcom.it
CANE SUL BUS.CONDANNATO IL PROPRIETARIO
25/02/11 13:55
Sharon ha tre pensieri: il suo padrone, la pallina di gomma che lui le lancia - si capisce che lei ci giocherebbe per tutto il giorno senza stancarsi - e prendersi più coccole che può, felice e scodinzolante. Non altrettanto spensierato è invece l’uomo che questo fedelissimo esemplare di schnauzer sale e pepe se lo porta al guinzaglio da dodici anni. Christos Vlantinoudis deve fare i conti con una condanna penale, una multa da 2.500 euro che il giudice gli ha appioppato per interruzione di pubblico servizio.
Sharon scodinzola e non sa che a monte di tutta questa spiacevole vicenda c’è proprio lei, come racconta il padrone, un 58enne nato in Grecia ma residente dal ’68 in Italia, prima a Pordenone e poi a Forlì, dove è stato responsabile qualità dei supermercati Coop. “Lo scorso ottobre ho avuto una discussione con un autista di autobus che non voleva che facessi salire Sharon sul mezzo. Avevo pagato il biglietto anche per il cane, le avevo messo guinzaglio e museruola, insomma avevo fatto tutto quel che occorre fare; invece mi sono trovato con una denuncia per interruzione di pubblico servizio e ora è arrivata la condanna”.
La convinzione di Christos che tutta la faccenda sia un sopruso è supportata dalle carte mostrate da lui e dal suo legale, l’avvocato Paola Monaldi, che ha presentato opposizione al decreto allo scopo di far celebrare il processo in aula e dimostrare l’innocenza di Christos. “E’ scritto sul regolamento - spiega il padrone di Sharon - che per portare un cane sul bus bisogna pagare un biglietto in più, mettergli il guinzaglio e la museruola. Tutte cose che faccio regolarmente e che ho fatto anche in quella occasione”. Ma la vicenda ha preso una piega inaspettata. Christos Vlantinoudis stava per salire sulla linea 3 davanti all’ospedale Pierantoni, dove era andato per un ciclo di chemioterapia (“Sono invalido al 100 per cento, devo sottopormi alle cure e non ho nessuno tranne la mia Sharon. Mi muovo coi mezzi pubblici e la porto sempre con me”). L’autista del mezzo lo ha fermato mentre era ancora sullo scalino: “Guardi che il cane non può salire”.
La motivazione addotta dal conducente, secondo il racconto del signor Christos, era che il cane non era di piccola taglia. “Ho risposto che non c’entra nulla, che i regolamenti e le leggi consentono di portare a bordo cani anche di taglia media o grande se si rispettano le condizioni di cui ho già parlato, ma è stato inutile”. Ne è nata una discussione che ha ritardato la partenza del bus: Christos chiama le forze dell’ordine e dopo un po’ arriva una pattuglia delle volanti. Alla fine l’autobus riparte senza cane né padrone: “Ho chiamato un amico che ha lasciato il posto di lavoro per venirmi a dare un passaggio: cosa avrei dovuto fare, abbandonare Sharon?” Il brutto è che arriva anche la denuncia. Al resto ci pensa la procedura. La pratica fa il suo corso negli uffici del tribunale e si arriva al decreto penale di condanna: un provvedimento che commina direttamente la pena, trasformandola in una multa, senza passare per il processo. Ma è possibile presentare opposizione per andare a processo, ed è quello che Christos e il suo legale hanno fatto. “La legge nazionale - spiega l’avvocato Monaldi - non impedisce agli animali l’accesso sui mezzi pubblici sulla base della taglia. Vogliamo andare a processo per dimostrare che il mio cliente è vittima di un’ingiustizia”. E per cancellare la condanna che pesa sull’ignara Sharon.
Paolo Bertuccio - romagnanoi.it
Sharon scodinzola e non sa che a monte di tutta questa spiacevole vicenda c’è proprio lei, come racconta il padrone, un 58enne nato in Grecia ma residente dal ’68 in Italia, prima a Pordenone e poi a Forlì, dove è stato responsabile qualità dei supermercati Coop. “Lo scorso ottobre ho avuto una discussione con un autista di autobus che non voleva che facessi salire Sharon sul mezzo. Avevo pagato il biglietto anche per il cane, le avevo messo guinzaglio e museruola, insomma avevo fatto tutto quel che occorre fare; invece mi sono trovato con una denuncia per interruzione di pubblico servizio e ora è arrivata la condanna”.
La convinzione di Christos che tutta la faccenda sia un sopruso è supportata dalle carte mostrate da lui e dal suo legale, l’avvocato Paola Monaldi, che ha presentato opposizione al decreto allo scopo di far celebrare il processo in aula e dimostrare l’innocenza di Christos. “E’ scritto sul regolamento - spiega il padrone di Sharon - che per portare un cane sul bus bisogna pagare un biglietto in più, mettergli il guinzaglio e la museruola. Tutte cose che faccio regolarmente e che ho fatto anche in quella occasione”. Ma la vicenda ha preso una piega inaspettata. Christos Vlantinoudis stava per salire sulla linea 3 davanti all’ospedale Pierantoni, dove era andato per un ciclo di chemioterapia (“Sono invalido al 100 per cento, devo sottopormi alle cure e non ho nessuno tranne la mia Sharon. Mi muovo coi mezzi pubblici e la porto sempre con me”). L’autista del mezzo lo ha fermato mentre era ancora sullo scalino: “Guardi che il cane non può salire”.
La motivazione addotta dal conducente, secondo il racconto del signor Christos, era che il cane non era di piccola taglia. “Ho risposto che non c’entra nulla, che i regolamenti e le leggi consentono di portare a bordo cani anche di taglia media o grande se si rispettano le condizioni di cui ho già parlato, ma è stato inutile”. Ne è nata una discussione che ha ritardato la partenza del bus: Christos chiama le forze dell’ordine e dopo un po’ arriva una pattuglia delle volanti. Alla fine l’autobus riparte senza cane né padrone: “Ho chiamato un amico che ha lasciato il posto di lavoro per venirmi a dare un passaggio: cosa avrei dovuto fare, abbandonare Sharon?” Il brutto è che arriva anche la denuncia. Al resto ci pensa la procedura. La pratica fa il suo corso negli uffici del tribunale e si arriva al decreto penale di condanna: un provvedimento che commina direttamente la pena, trasformandola in una multa, senza passare per il processo. Ma è possibile presentare opposizione per andare a processo, ed è quello che Christos e il suo legale hanno fatto. “La legge nazionale - spiega l’avvocato Monaldi - non impedisce agli animali l’accesso sui mezzi pubblici sulla base della taglia. Vogliamo andare a processo per dimostrare che il mio cliente è vittima di un’ingiustizia”. E per cancellare la condanna che pesa sull’ignara Sharon.
Paolo Bertuccio - romagnanoi.it
CASSAZIONE: SE IL CANE MORDE A SCUOLA RISPONDE IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE
21/02/11 22:18
Risponde il Ministero dell'Istruzione per la lesione allo studente morso da un cane incustodito nel cortile della scuola, a meno che l'amministrazione non provi che erano stati posti in essere tutti gli accorgimenti necessari per evitare intrusioni di terzi nell'istituto e nelle sue pertinenze. È quanto emerge dalla sentenza n. 3680 del 15 febbraio 2011, emessa dalla terza sezione civile della Cassazione.
Accolto, nella specie, il ricorso della studentessa aggredita da un cane randagio davanti alla scuola, passati pochi minuti dalla fine delle lezioni. Dopo l'accoglimento della domanda d'iscrizione proposta dall'allievo, in capo all'amministrazione scatta l'obbligo di vigilare sulla sicurezza dell'alunno per tutto il tempo in cui il minore fruisce della prestazione scolastica. E ciò anche per evitare che l'allievo procuri danno a se stesso. L'obbligo di garantire l'incolumità dei minori, peraltro, riguarda tutte le attività svolte nell'istituto, il quale mette a disposizione degli studenti aule, laboratori e palestre, oltre che il personale docente e non docente.
Il ministero dell'Istruzione può essere chiamato a rispondere per responsabilità contrattuale ed extracontrattuale: il titolo appartiene alla prima categoria se la domanda è fondata sull'inadempimento rispetto al vincolo negoziale di vigilare, assunto ad hoc dall'autore del danno, oppure di tenere o non tenere una determinata condotta; il titolo afferisce invece alla seconda categoria laddove la domanda è fondata sulla violazione del generale dovere di non recare danno ad altri (neminem laedere). E da un solo evento lesivo può scaturire per l'amministrazione una duplice responsabilità con il danneggiato può scegliere di farne valere una sola o entrambe.
Sarà il giudice del rinvio, nel caso della studentessa napoletana, a mettere la parola "fine" alla vicenda. Nel frattempo la Suprema corte chiarisce la ripartizione dell'onere della prova, per cui si applica il regime ex articolo 1218 Cc: spetta alla vittima della lesione provare che il danno si è verificato nel corso della prestazione scolastica, mentre compete all'amministrazione dimostrare che l'evento pregiudizievole è stato determinato da una causa non imputabile all'insegnante né alla scuola (perché ad esempio l'istituto ha predisposto accorgimenti "anti-invasione").
(fonte: Cassazione.net)
da AnmviOggi.it
Accolto, nella specie, il ricorso della studentessa aggredita da un cane randagio davanti alla scuola, passati pochi minuti dalla fine delle lezioni. Dopo l'accoglimento della domanda d'iscrizione proposta dall'allievo, in capo all'amministrazione scatta l'obbligo di vigilare sulla sicurezza dell'alunno per tutto il tempo in cui il minore fruisce della prestazione scolastica. E ciò anche per evitare che l'allievo procuri danno a se stesso. L'obbligo di garantire l'incolumità dei minori, peraltro, riguarda tutte le attività svolte nell'istituto, il quale mette a disposizione degli studenti aule, laboratori e palestre, oltre che il personale docente e non docente.
Il ministero dell'Istruzione può essere chiamato a rispondere per responsabilità contrattuale ed extracontrattuale: il titolo appartiene alla prima categoria se la domanda è fondata sull'inadempimento rispetto al vincolo negoziale di vigilare, assunto ad hoc dall'autore del danno, oppure di tenere o non tenere una determinata condotta; il titolo afferisce invece alla seconda categoria laddove la domanda è fondata sulla violazione del generale dovere di non recare danno ad altri (neminem laedere). E da un solo evento lesivo può scaturire per l'amministrazione una duplice responsabilità con il danneggiato può scegliere di farne valere una sola o entrambe.
Sarà il giudice del rinvio, nel caso della studentessa napoletana, a mettere la parola "fine" alla vicenda. Nel frattempo la Suprema corte chiarisce la ripartizione dell'onere della prova, per cui si applica il regime ex articolo 1218 Cc: spetta alla vittima della lesione provare che il danno si è verificato nel corso della prestazione scolastica, mentre compete all'amministrazione dimostrare che l'evento pregiudizievole è stato determinato da una causa non imputabile all'insegnante né alla scuola (perché ad esempio l'istituto ha predisposto accorgimenti "anti-invasione").
(fonte: Cassazione.net)
da AnmviOggi.it
CANI ABBAIANO DI NOTTE, CASSAZIONE CONFERMA CARCERE PER PROPRIETARI CHE FANNO NULLA
21/02/11 22:17
Confermata dalla Cassazione la linea durissima nei confronti dei proprietari di cani - in quattro sono stati condannati a due mesi di carcere ciascuno, senza concessione delle attenuanti generiche e della condizionale - che non impediscono ai loro 'quattrozampe' di abbaiare di notte svegliando l'intero vicinato. Bocciata, dalla Suprema Corte, la linea difensiva dei padroni dei dieci 'amici dell'uomo' in questione che sostenevano che gli inquirenti andassero a svolgere delle indagini per capire quale cane abbaiava per primo spingendo gli altri ad emularlo.
Innanzi alla Prima sezione penale della Cassazione, l'avvocato difensore dei quattro proprietari dei cani - denunciati per disturbo della quiete da numerosi abitanti di un quartiere di Nicosia (Caltanissetta) - ha chiesto l'assoluzione dei suoi clienti sostenendo che non era stato accertato "quale dei cani abbaiasse per primo facendo poi abbaiare tutti gli altri". I supremi giudici hanno ritenuto del tutto "irrilevante" questo tipo di approfondimento investigativo dal momento che poi, dopo il primo 'acuto' lanciato dal cane più attivo, gli altri "abbaiavano tutti insieme" determinando una "forte intensità di rumore" e uno "strepito comune".
Quanto al fatto che il Tribunale di Nicosia in primo grado, e la Corte nissena in secondo, avessero negato le attenuanti e la sospensione condizionale della pena, la Cassazione - con la sentenza 4706 - spiega che giustamente tali benefici non sono stati concessi. "Gli strepiti dei cani - fanno presente i supremi giudici - potevano essere agevolmente attenuati, o senz'altro evitati dai relativi proprietari". Inoltre non si trattava di un occasionale latrato ma di un abbaiare connotato da "diffusività", per di più in ora notturna, che aveva determinato le proteste di numerose persone. Insomma la circostanza che i padroni - Santo G., Giuseppe C., Santo F. e Francesco A. P. - non siano intervenuti a tacitare i loro animali, pur rendendosi conto delle proteste dei vicini di casa, gli è costata la condanna 'diretta' al carcere.
Adesso i quattro condannati devono anche pagare le spese del processo in Cassazione e versare 500 euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
CUCCIOLO DENUTRITO PUSHER DENUNCIATO
21/02/11 21:59
In casa non aveva droga ma un cucciolo di Terranova denutrito e legato a un tavolo con il collare cosi' stretto da avergli rasato il pelo. E' per questo il pusher tunisino arrestato l'altro giorno dalla squadra mobile di Bologna deve rispondere anche di maltrattamenti agli animali. Gli agenti lo hanno sorpreso in via San Carlo, nel centro del capoluogo emiliano, mentre cedeva due dosi di eroina bianca e lo hanno arrestato. Addosso aveva anche 990 euro che gli sono stati sequestrati perche' ritenuti provento di spaccio. Durante la perquisizione, nella sua abitazione e' stato trovato il cane maltrattato ora affidato alle cure del canile comunale.
E sempre i poliziotti della squadra mobile hanno arrestato due spacciatori tunisini. Gli agenti avevano avuto notizie confidenziale di uno spaccio di eroina bianca, quindi piu' pura e piu' pericolosa, gestito da un tunisino dagli occhi azzurri. E in effetti nella sua abitazione i poliziotti hanno trovato 250 grammi di eroina bianca e 490 euro in contanti. Con gli agenti che lo hanno arrestato il magrebino e' stato molto fatalista. "Questo e' il mio lavoro e come l'operaio anch'io posso subire degli infortuni. Vorra' dire che mi fermero' per un po'" ha detto il magrebino dagli occhi azzurri in un buon italiano.
In manette, sempre per spaccio, e' finito un altro tunisino clandestino e gia' noto alle forze dell'ordine. Gli agenti della squadra mobile, che lo conoscevano, lo hanno fermato in via Lame, nonostante abbia opposto resistenza. Addosso aveva 4 dosi di eroina e mille euro in contanti.
(Adnkronos)
E sempre i poliziotti della squadra mobile hanno arrestato due spacciatori tunisini. Gli agenti avevano avuto notizie confidenziale di uno spaccio di eroina bianca, quindi piu' pura e piu' pericolosa, gestito da un tunisino dagli occhi azzurri. E in effetti nella sua abitazione i poliziotti hanno trovato 250 grammi di eroina bianca e 490 euro in contanti. Con gli agenti che lo hanno arrestato il magrebino e' stato molto fatalista. "Questo e' il mio lavoro e come l'operaio anch'io posso subire degli infortuni. Vorra' dire che mi fermero' per un po'" ha detto il magrebino dagli occhi azzurri in un buon italiano.
In manette, sempre per spaccio, e' finito un altro tunisino clandestino e gia' noto alle forze dell'ordine. Gli agenti della squadra mobile, che lo conoscevano, lo hanno fermato in via Lame, nonostante abbia opposto resistenza. Addosso aveva 4 dosi di eroina e mille euro in contanti.
(Adnkronos)
INVESTE CANE E SCAPPA. SANZIONATO PER OMISSIONE DI SOCCORSO
21/02/11 21:57
In Sicilia è uno dei primi casi di applicazione dell'articolo 189-bis del riformato Codice della strada, che ha introdotto l'ipotesi di 'omissione di soccorso' nei confronti di animali. Ad applicare la nuova norma è stata la Polizia municipale di Campobello di Mazara, che ha multato, applicando il minimo di legge, cioè 78 euro, un centauro di Partanna di 46 anni. Il motociclista, in via Alessandro Volta, nella frazione di Torretta Granitola, in sella a una Honda 600 è finito contro un cane che si trovava sulla strada. Lo scontro è stato violento, al punto tale che l'animale ha riportato ferite molto gravi ed è poi morto sul ciglio della strada. L'uomo, invece, è andato via non prestando soccorso al cane.
A segnalare l'accaduto alla Polizia municipale sono stati alcune residenti della zona, che sono riusciti a trascrivere il numero di targa del motore e a comunicarlo ai vigili urbani. Al motociclista non è stata solo elevata la multa per omissione di soccorso nei confronti di animali, ma anche quella (è di 80 euro, anche qui è stato applicato il minimo) per velocità sostenuta nei pressi di un'intersezione viaria.
(Adnkronos)
A segnalare l'accaduto alla Polizia municipale sono stati alcune residenti della zona, che sono riusciti a trascrivere il numero di targa del motore e a comunicarlo ai vigili urbani. Al motociclista non è stata solo elevata la multa per omissione di soccorso nei confronti di animali, ma anche quella (è di 80 euro, anche qui è stato applicato il minimo) per velocità sostenuta nei pressi di un'intersezione viaria.
(Adnkronos)
CONDANNA BRACCONIERE DI LUPI
21/02/11 21:56
Il Tribunale penale di Chiavari (Genova) ha condannato M.G., residente a Sopralacroce, frazione di Borzonasca, alla pena di 7 mesi di arresto (con la condizionale) per reati connessi alla detenzione abusiva di polvere da sparo e 62 munizioni, all'omessa custodia di un fucile e cartucce a pallettoni, e all'uccisione di alcuni lupi appenninici avvenuti in aree limitrofe al Paco Regionale dell'Aveto. Il giudice Carta del Tribunale di Chiavari ha condannato l'imputato anche a rifondere complessivamente 6.000 euro alle tre parti civili oltre a 1500 euro per spese processuali.
Un'indagine innovativa che ha fatto scuola in materia, per l'adozione di tecniche forensi con complessa estrazione di DNA da denti, applicate ad un procedimento di polizia venatoria.
Lo rende noto il WWF Liguria, costituitosi parte civile tramite l'avv. Barabino, oltre alle costituzioni di parte civile di Legambiente e LAV.
Al collo di M.G. (già vice-caposquadra dei cacciatori cinghialisti di Borzonasca) la Polizia Provinciale di Genova, durante una perquisizione all’alba del 12 agosto 2008, aveva trovato una collana fatta con dieci denti di lupo , alcuni dei quali si sospettava tolti all’esemplare ucciso illecitamente e abbandonato nella notte del 10 febbraio 2007 con il muso mozzato, in un plateale gesto di sfida, di fronte ad una casa cantoniera della Provincia, nella località "La Squazza" del Comune di Borzonasca (GE) , lungo la strada provinciale che conduce al Passo della Forcella.
Dopo una lunga indagine sull’uccisione di quell’esemplare di lupo appenninico, specie particolarmente protetta, la Polizia Provinciale di Genova aveva stretto il cerchio eseguendo con 7 tra ufficiali ed agenti una perquisizione in località Bevena, sempre nel Comune di Borzonasca, disposta dalla Procura della Repubblica di Chiavari.
Oltre alla collana di 10 denti canini di lupo, indossata al collo del presunto bracconiere, gli uomini della Polizia provinciale avevano scoperto un fucile calibro 12 e varie cartucce a pallettoni nascosti sotto una roccia, nei pascoli del Monte Aiona, a 4 chilomentri dall'abitazione dell'indagato , che aveva lasciato sul posto la propria arma, servendosene per ripetuti appostamenti alla selvaggina anche in periodo di divieto generale di caccia .
Nella perquisizione erano state sequestrate anche alcune centinaia di munizioni per fucile e per carabina e circa un chilo di polvere da sparo non denunciate, oltre a diversi fucili detenuti irregolarmente e il proprietario era stato denunciato all'autorità giudiziaria per uccisione di esemplari appartenente a specie particolarmente protetta, omessa custodia di armi e munizioni, omessa denuncia di munizioni, caccia in periodo di divieto generale.
Pochi giorni dopo al bracconiere e a suo fratello erano state ritirate le licenze di porto di fucile dall'autorità di pubblica sicurezza.
Sbalorditivi i risultati delle recenti complesse analisi del DNA effettuate dall'ISPRA (settore dell' ex Istituto Nazionale Fauna Selvatica) : i denti della collana (dalla polpa dei quali è stato estratto il DNA) appartentono tutti al lupo appenninico italiano, e sono riferiti a 6 (sei) distinti esemplari: 3 maschi e tre femmine. Il DNA di uno dei denti appartiene senza dubbio all'esemplare lasciato in segno di sfida di fronte al casotto provinciale nel febbraio 2007, e di cui a suo tempo era stato saggiamente prelevato e surgelato per precauzione un campione di muscolo, per eventuali comparazioni future.
Il DNA di un altro dente è stato associato, tramite la banca dati genetica del lupo appenninico presso l'ISPRA, ad un campione fecale raccolto in provincia di Genova nel 2007, sempre in comune di Borzonasca, dai ricercatori che da anni studiano il lupo sull'appennino ligure. La condanna si riferisce solo all'uccisione di 2 dei 6 esemplari di cui ai canini della collana.
Il condannato aveva ricevuto in precedenza dalla Provincia varie migliaia di euro di indennizzi per la predazione di alcune pecore di sua proprietà, ma era nel contempo conosciuto come sospetto bracconiere.
E' la prima volta in Italia che viene condannato un bracconiere per l'uccisione di alcuni lupi, nonostante si stima che degli 800 attualmente presenti in tutta Italia ne muoiano per bracconaggio ed investimenti stradali quasi un centinaio l'anno (5 lupi uccisi n centro Italia, tra Marche, Abruzzo e Molise solo nel 2011)
Un'indagine innovativa che ha fatto scuola in materia, per l'adozione di tecniche forensi con complessa estrazione di DNA da denti, applicate ad un procedimento di polizia venatoria.
Lo rende noto il WWF Liguria, costituitosi parte civile tramite l'avv. Barabino, oltre alle costituzioni di parte civile di Legambiente e LAV.
Al collo di M.G. (già vice-caposquadra dei cacciatori cinghialisti di Borzonasca) la Polizia Provinciale di Genova, durante una perquisizione all’alba del 12 agosto 2008, aveva trovato una collana fatta con dieci denti di lupo , alcuni dei quali si sospettava tolti all’esemplare ucciso illecitamente e abbandonato nella notte del 10 febbraio 2007 con il muso mozzato, in un plateale gesto di sfida, di fronte ad una casa cantoniera della Provincia, nella località "La Squazza" del Comune di Borzonasca (GE) , lungo la strada provinciale che conduce al Passo della Forcella.
Dopo una lunga indagine sull’uccisione di quell’esemplare di lupo appenninico, specie particolarmente protetta, la Polizia Provinciale di Genova aveva stretto il cerchio eseguendo con 7 tra ufficiali ed agenti una perquisizione in località Bevena, sempre nel Comune di Borzonasca, disposta dalla Procura della Repubblica di Chiavari.
Oltre alla collana di 10 denti canini di lupo, indossata al collo del presunto bracconiere, gli uomini della Polizia provinciale avevano scoperto un fucile calibro 12 e varie cartucce a pallettoni nascosti sotto una roccia, nei pascoli del Monte Aiona, a 4 chilomentri dall'abitazione dell'indagato , che aveva lasciato sul posto la propria arma, servendosene per ripetuti appostamenti alla selvaggina anche in periodo di divieto generale di caccia .
Nella perquisizione erano state sequestrate anche alcune centinaia di munizioni per fucile e per carabina e circa un chilo di polvere da sparo non denunciate, oltre a diversi fucili detenuti irregolarmente e il proprietario era stato denunciato all'autorità giudiziaria per uccisione di esemplari appartenente a specie particolarmente protetta, omessa custodia di armi e munizioni, omessa denuncia di munizioni, caccia in periodo di divieto generale.
Pochi giorni dopo al bracconiere e a suo fratello erano state ritirate le licenze di porto di fucile dall'autorità di pubblica sicurezza.
Sbalorditivi i risultati delle recenti complesse analisi del DNA effettuate dall'ISPRA (settore dell' ex Istituto Nazionale Fauna Selvatica) : i denti della collana (dalla polpa dei quali è stato estratto il DNA) appartentono tutti al lupo appenninico italiano, e sono riferiti a 6 (sei) distinti esemplari: 3 maschi e tre femmine. Il DNA di uno dei denti appartiene senza dubbio all'esemplare lasciato in segno di sfida di fronte al casotto provinciale nel febbraio 2007, e di cui a suo tempo era stato saggiamente prelevato e surgelato per precauzione un campione di muscolo, per eventuali comparazioni future.
Il DNA di un altro dente è stato associato, tramite la banca dati genetica del lupo appenninico presso l'ISPRA, ad un campione fecale raccolto in provincia di Genova nel 2007, sempre in comune di Borzonasca, dai ricercatori che da anni studiano il lupo sull'appennino ligure. La condanna si riferisce solo all'uccisione di 2 dei 6 esemplari di cui ai canini della collana.
Il condannato aveva ricevuto in precedenza dalla Provincia varie migliaia di euro di indennizzi per la predazione di alcune pecore di sua proprietà, ma era nel contempo conosciuto come sospetto bracconiere.
E' la prima volta in Italia che viene condannato un bracconiere per l'uccisione di alcuni lupi, nonostante si stima che degli 800 attualmente presenti in tutta Italia ne muoiano per bracconaggio ed investimenti stradali quasi un centinaio l'anno (5 lupi uccisi n centro Italia, tra Marche, Abruzzo e Molise solo nel 2011)