17 maggio 2009
DANNO DA ANIMALI, SECONDO CASSAZIONE VA DIMOSTRATA LA CAUSALITA’ CANE-DANNO
20/05/09 14:18
20 maggio 2009 - La Cassazione si è espressa sulla
responsabilità del proprietario per il danno
cagionato da animali. Perché il proprietario non
sia considerato responsabile, oltre ad escludere il
caso fortuito, deve anche dimostrare il nesso di
causalità tra il comportamento dell'animale e il
danno. In altre parole, prima di far leva sul
carattere fortuito dell'accaduto occorre stabilire,
senza possibilità di dubbio, che il cane sia
davvero la causa del danno (in questo caso la
caduta della proprietaria medesima e di una
persona).
Per la Cassazione (sentenza 20 aprile, n.9350) ha stabilito: il proprietario o utente dell'animale, per sottrarsi alla responsabilità è, sì, tenuto a fornire la prova del caso fortuito - che può consistere anche nella colpa del danneggiato - ma solo dopo che sia stata dimostrata in modo univoco la sussistenza del nesso di causalità tra il comportamento dell'animale e il danno causato.
La prova liberatoria da parte del danneggiante presuppone l'esistenza del nesso causale, cioè la prova, senza possibilità di dubbio, che il cane aveva cagionato la caduta. "Ed è per l'appunto quest'ultima certezza che - secondo l'insindacabile valutazione data dai giudici del merito - non è stata raggiunta nel caso all'esame".
Inoltre, la valutazione delle emergenze probatorie riguardo alla condotta dell'animale, causalmente riferibile all'evento, "è attività affidata in via esclusiva al giudice del merito, censurabile in Cassazione solo quando nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile una obiettiva, deficiente esposizione dell'iter logico che lo ha condotto alla formazione del proprio convincimento".
(fonte:altalex)
Per la Cassazione (sentenza 20 aprile, n.9350) ha stabilito: il proprietario o utente dell'animale, per sottrarsi alla responsabilità è, sì, tenuto a fornire la prova del caso fortuito - che può consistere anche nella colpa del danneggiato - ma solo dopo che sia stata dimostrata in modo univoco la sussistenza del nesso di causalità tra il comportamento dell'animale e il danno causato.
La prova liberatoria da parte del danneggiante presuppone l'esistenza del nesso causale, cioè la prova, senza possibilità di dubbio, che il cane aveva cagionato la caduta. "Ed è per l'appunto quest'ultima certezza che - secondo l'insindacabile valutazione data dai giudici del merito - non è stata raggiunta nel caso all'esame".
Inoltre, la valutazione delle emergenze probatorie riguardo alla condotta dell'animale, causalmente riferibile all'evento, "è attività affidata in via esclusiva al giudice del merito, censurabile in Cassazione solo quando nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile una obiettiva, deficiente esposizione dell'iter logico che lo ha condotto alla formazione del proprio convincimento".
(fonte:altalex)
NON CURA IL CANE E L'ANIMALE MUORE. MULTATA LA PROPRIETARIA
20/05/09 14:18
In provincia di Ferrara.
12 maggio 2009 - Una donna residente nel Copparese ha patteggiato una multa di 2.200 euro per non aver accudito il proprio cane nel modo corretto. Contro la donna si era costituito parte civile l’Ente nazionale protezione animali rappresentato dagli avvocati Carlo Bergamasco e Claudia Colombo. La donna era accusata di aver tenuto in cattive condizioni di salute il proprio meticcio, che dopo essere stato sottratto alla padrona e assegnato ad un rifugio dell’Ente animali era morto a causa delle malattie non curate. Erano state alcune segnalazioni ad attivare le guardie zoofile che avevano verificato il cattivo stato di salute dell’animale. Il processo (giudice Caruso, pm onorario Rossetti) si è concluso con la scelta del rito alternativo da parte dell’imputata. «Il padrone di un animale - è il commento dell’avvocato Carlo Bergamasco - ha il dovere curarlo, alimentarlo e tenerlo pulito». «La mia assistita amava il suo animale ed era convinta che il collarino fosse sufficiente a tenerlo in salute», ribatte l’avvocato della difesa Giuseppe Incandela.
12 maggio 2009 - Una donna residente nel Copparese ha patteggiato una multa di 2.200 euro per non aver accudito il proprio cane nel modo corretto. Contro la donna si era costituito parte civile l’Ente nazionale protezione animali rappresentato dagli avvocati Carlo Bergamasco e Claudia Colombo. La donna era accusata di aver tenuto in cattive condizioni di salute il proprio meticcio, che dopo essere stato sottratto alla padrona e assegnato ad un rifugio dell’Ente animali era morto a causa delle malattie non curate. Erano state alcune segnalazioni ad attivare le guardie zoofile che avevano verificato il cattivo stato di salute dell’animale. Il processo (giudice Caruso, pm onorario Rossetti) si è concluso con la scelta del rito alternativo da parte dell’imputata. «Il padrone di un animale - è il commento dell’avvocato Carlo Bergamasco - ha il dovere curarlo, alimentarlo e tenerlo pulito». «La mia assistita amava il suo animale ed era convinta che il collarino fosse sufficiente a tenerlo in salute», ribatte l’avvocato della difesa Giuseppe Incandela.