SPAGNA; RIAPRE LA CACCIA AL LUPO
28/11/2007 14:24
(ANSA) - MADRID - La Spagna scende di nuovo in
guerra contro il 'lupo cattivo', riaprendo la
caccia in una regione-chiave, Castilla y Leon, con
il beneplacito della Commissione Europea. Una
decisione che secondo gli ambientalisti mette fine
a venti anni di protezionismo e getta le basi per
la riapertura della caccia in tutta la Spagna.
Fonti dell'assessorato all'ambiente di Castilla y
Leon hanno detto all'Ansa che la giunta regionale
''approvera' nei prossimi mesi un piano, gia'
pronto, per la riapertura della caccia a sud del
fiume Duero,e contiamo con l'approvazione della
Commissione europea''.
Il piano decennale, di cui l'Ansa ha preso visione, prevede un costo di oltre 4 milioni di euro e la riapertura della caccia sportiva, in base a quote che dovranno essere fissate a seconda delle zone, nonche', fuori della stagione venatoria, uccisioni mirate realizzate direttamente da parte dalle autorita' competenti o dalle associazioni di cacciatori. Si e' decisa inoltre la creazione di pattuglie forestali, di sbarramenti elettrificati e saranno aumentate le compensazioni economiche per gli allevatori. In Castilla y Leon, dove vive la maggior parte dei circa 2500-3000 lupi iberici, la caccia era finora consentita in modo limitato solo a Nord del Duero - fiume che attraversa Spagna e Portogallo e divide in due la regione - ma a Sud era strettamente proibita dalle direttive europee come sul resto del territorio nazionale.
''E' vero, ci risulta che l'Ue ha dato via libera al piano di Castilla y Leon'' conferma all'Ansa Andres Illana, responsabile della protezione del lupo di Ecologisti in Azione (Ea). ''E' un fatto grave - spiega - perche' pone di fatto fine a venti anni di protezionismo e spingerà altre regioni a chiedere la stessa eccezione: e il lupo rischierà di nuovo l'estinzione''. Il lupo - sacro agli Egizi e ai Romani, compagno di santi e stregoni - era un animale originariamente distribuito in tutto l'emisfero Nord al di sopra del ventesimo parallelo. Poi l' intervento dell'uomo lo ha portato sull'orlo dell'estinzione. In Spagna si era rifugiato soprattutto in Galizia, Asturie e Cantabria da dove ha iniziato un'espansione verso Est e Sud. La decisione di riaprire completamente la caccia in una regione chiave per la sopravvivenza del lupo, un animale mobilissimo che da qui si espande verso altre regioni fino ai Pirenei, avviene proprio mentre questo, malgrado la caccia di frodo, cominciava a riprendersi dopo decenni di quasi scomparsa e la sua popolazione e' divenuta la piu' importante dell'Europa occidentale. Provocando le proteste degli allevatori e dei pastori, a cominciare da quelli del Paese Basco.
Le autorita' di Castilla y Leon negano che il piano metta in pericolo la sopravvivenza del mammifero. Secondo il direttore generale dell'assessorato dell'ambiente, Jose' Angel Arranz, obiettivo e' invece quello di ''assicurare la conservazione della specie'' e ''controllare la popolazione'' del predatore nell'interesse di tutte le parti. Il piano sottolinea la necessita' di far fronte ad una crescita fuori misura del lupo che uccide ogni anno nella regione 2.200 pecore e 220 vacche. Dal 1970 ad oggi l'animale, spiega il rapporto, e' passato da una zona pari a circa il 20% del territorio, soprattutto al Nord, ad occupare un'area di quasi il 90% ed e' presente ''in tutte le province'' raggiungendo ''una popolazione minima di 1500 esemplari'' che continua ad aumentare. (ANSA).
Il piano decennale, di cui l'Ansa ha preso visione, prevede un costo di oltre 4 milioni di euro e la riapertura della caccia sportiva, in base a quote che dovranno essere fissate a seconda delle zone, nonche', fuori della stagione venatoria, uccisioni mirate realizzate direttamente da parte dalle autorita' competenti o dalle associazioni di cacciatori. Si e' decisa inoltre la creazione di pattuglie forestali, di sbarramenti elettrificati e saranno aumentate le compensazioni economiche per gli allevatori. In Castilla y Leon, dove vive la maggior parte dei circa 2500-3000 lupi iberici, la caccia era finora consentita in modo limitato solo a Nord del Duero - fiume che attraversa Spagna e Portogallo e divide in due la regione - ma a Sud era strettamente proibita dalle direttive europee come sul resto del territorio nazionale.
''E' vero, ci risulta che l'Ue ha dato via libera al piano di Castilla y Leon'' conferma all'Ansa Andres Illana, responsabile della protezione del lupo di Ecologisti in Azione (Ea). ''E' un fatto grave - spiega - perche' pone di fatto fine a venti anni di protezionismo e spingerà altre regioni a chiedere la stessa eccezione: e il lupo rischierà di nuovo l'estinzione''. Il lupo - sacro agli Egizi e ai Romani, compagno di santi e stregoni - era un animale originariamente distribuito in tutto l'emisfero Nord al di sopra del ventesimo parallelo. Poi l' intervento dell'uomo lo ha portato sull'orlo dell'estinzione. In Spagna si era rifugiato soprattutto in Galizia, Asturie e Cantabria da dove ha iniziato un'espansione verso Est e Sud. La decisione di riaprire completamente la caccia in una regione chiave per la sopravvivenza del lupo, un animale mobilissimo che da qui si espande verso altre regioni fino ai Pirenei, avviene proprio mentre questo, malgrado la caccia di frodo, cominciava a riprendersi dopo decenni di quasi scomparsa e la sua popolazione e' divenuta la piu' importante dell'Europa occidentale. Provocando le proteste degli allevatori e dei pastori, a cominciare da quelli del Paese Basco.
Le autorita' di Castilla y Leon negano che il piano metta in pericolo la sopravvivenza del mammifero. Secondo il direttore generale dell'assessorato dell'ambiente, Jose' Angel Arranz, obiettivo e' invece quello di ''assicurare la conservazione della specie'' e ''controllare la popolazione'' del predatore nell'interesse di tutte le parti. Il piano sottolinea la necessita' di far fronte ad una crescita fuori misura del lupo che uccide ogni anno nella regione 2.200 pecore e 220 vacche. Dal 1970 ad oggi l'animale, spiega il rapporto, e' passato da una zona pari a circa il 20% del territorio, soprattutto al Nord, ad occupare un'area di quasi il 90% ed e' presente ''in tutte le province'' raggiungendo ''una popolazione minima di 1500 esemplari'' che continua ad aumentare. (ANSA).
GIAPPONE, NON FERMEREMO CACCIA ALLE BALENE
27/11/2007 23:43
27 novembre 2007 - Il Giappone non fermera' la
caccia alle balene perche' 'una ricerca scientifica
non si puo' interrompere di colpo', ma si aspetta
di continuare le buone relazioni con l'Australia.
Lo ha detto il capo di gabinetto giapponese
Nobutaka Machimura.
Dopo aver goduto di ottimi rapporti con l'Australia durante gli 11 anni del governo conservatore di John Howard, Tokyo si trova da oggi a dover trattare con un Paese guidato dai laburisti, partito che mentre era all'opposizione ha piu' volte chiesto un'azione legale contro il Giappone, reo di cacciare balene nel santuario dell'Antartico con il pretesto della ricerca. 'Ci rendiamo conto che le megattere sono molto popolari in Australia', ha detto oggi Machimura. 'Sappiamo che uccidere una di queste balene e' un fatto che suscita molte emozioni nel vostro Paese. Tuttavia - ha concluso Machimura- il nostro governo per ora ha deciso che non possiamo sospendere quanto iniziato'.
La settimana scorsa una flotta nipponica di sei baleniere e' salpata per l'Antartico per una nuova stagione di caccia 'a fini di ricerca', usando una scappatoia della Commissione baleniera internazionale, nonostante le proteste di numerosi Paesi, Nuova Zelanda e Australia in testa. La battuta di pesca con una quota di 1.000 balene, per la prima volta include anche specie protette come le megattere, amate dai 'whale watchers' per i caratteristici salti acrobatici fuori dall'acqua, e si preannuncia la piu' grande carneficina dei grandi cetacei degli ultimi vent'anni. Intanto il leader dei verdi australiani, Bob Brown, ha chiesto al neo premier Kevin Rudd di convocare l'ambasciatore giapponese a Canberra e di mettere al bando le navi commerciali giapponesi dai porti australiani, in protesta contro la caccia alle balene nei mari antartici.
(ANSA)
Dopo aver goduto di ottimi rapporti con l'Australia durante gli 11 anni del governo conservatore di John Howard, Tokyo si trova da oggi a dover trattare con un Paese guidato dai laburisti, partito che mentre era all'opposizione ha piu' volte chiesto un'azione legale contro il Giappone, reo di cacciare balene nel santuario dell'Antartico con il pretesto della ricerca. 'Ci rendiamo conto che le megattere sono molto popolari in Australia', ha detto oggi Machimura. 'Sappiamo che uccidere una di queste balene e' un fatto che suscita molte emozioni nel vostro Paese. Tuttavia - ha concluso Machimura- il nostro governo per ora ha deciso che non possiamo sospendere quanto iniziato'.
La settimana scorsa una flotta nipponica di sei baleniere e' salpata per l'Antartico per una nuova stagione di caccia 'a fini di ricerca', usando una scappatoia della Commissione baleniera internazionale, nonostante le proteste di numerosi Paesi, Nuova Zelanda e Australia in testa. La battuta di pesca con una quota di 1.000 balene, per la prima volta include anche specie protette come le megattere, amate dai 'whale watchers' per i caratteristici salti acrobatici fuori dall'acqua, e si preannuncia la piu' grande carneficina dei grandi cetacei degli ultimi vent'anni. Intanto il leader dei verdi australiani, Bob Brown, ha chiesto al neo premier Kevin Rudd di convocare l'ambasciatore giapponese a Canberra e di mettere al bando le navi commerciali giapponesi dai porti australiani, in protesta contro la caccia alle balene nei mari antartici.
(ANSA)
SPAGNA: ANCORA IN CARCERE SIMONE RIGHI, MA E' STATO CHIUSO IL CANILE
27/11/2007 23:40
Quasi due settimane dopo l'ordine di scarcerazione
con la condizionale, e' ancora detenuto a Cadice
Simone Righi, l'italiano arrestato per avere
partecipato a una manifestazione ambientalista. Ma
un giudice ha ordinato la chiusura del canile
municipale denunciato da Simone e dove erano
'scomparsi' i suoi cani insieme a centinaia di
altri. Il motivo della mancata liberazione di Righi
e' che non ha i mezzi per pagare i 9.000 euro della
cauzione, e nessuno si e' offerto di pagarla per
lui.
Simone Righi, che si trovava per lavoro nella citta' della Spagna meridionale insieme alla sua compagna, aveva lasciato lo scorso ottobre i suoi cani al canile municipale di Puerto Real, che funziona anche da residenza canina. Recatosi dopo alcuni giorni a riprendere gli animali, gli era stato detto che due erano scomparsi e il terzo era morto. L'autopsia dell'animale aveva rivelato che il cane, i cui resti erano conservati in un congelatore, era deceduto per iniezione di una sostanza vietata che paralizza i muscoli. Righi e la sua compagna avevano allora denunciato il canile. Successivamente l'associazione locale 'El Refugio' aveva organizzato una manifestazione a Cadice, cui avevano preso parte centinaia di persone, contro le 'terribili condizioni' nei canili municipali della provincia.
Righi, durante la manifestazione era stato fermato e accusato di minacce e lesioni nei confronti delle autorita', addebiti che l'italiano ha sempre respinto. Accuse che comportano una condanna fino a sei anni di reclusione.
La manifestazione cui l'italiano ha partecipato ha ottenuto comunque un risultato: la chiusura ordinata ieri del canile, dove sarebbero morti 560 animali. L'associazione 'Il Rifugio' ha accolto con grande soddisfazione la sentenza definita 'un gran passo in avanti nella protezione degli animali'. (ANSA)
Simone Righi, che si trovava per lavoro nella citta' della Spagna meridionale insieme alla sua compagna, aveva lasciato lo scorso ottobre i suoi cani al canile municipale di Puerto Real, che funziona anche da residenza canina. Recatosi dopo alcuni giorni a riprendere gli animali, gli era stato detto che due erano scomparsi e il terzo era morto. L'autopsia dell'animale aveva rivelato che il cane, i cui resti erano conservati in un congelatore, era deceduto per iniezione di una sostanza vietata che paralizza i muscoli. Righi e la sua compagna avevano allora denunciato il canile. Successivamente l'associazione locale 'El Refugio' aveva organizzato una manifestazione a Cadice, cui avevano preso parte centinaia di persone, contro le 'terribili condizioni' nei canili municipali della provincia.
Righi, durante la manifestazione era stato fermato e accusato di minacce e lesioni nei confronti delle autorita', addebiti che l'italiano ha sempre respinto. Accuse che comportano una condanna fino a sei anni di reclusione.
La manifestazione cui l'italiano ha partecipato ha ottenuto comunque un risultato: la chiusura ordinata ieri del canile, dove sarebbero morti 560 animali. L'associazione 'Il Rifugio' ha accolto con grande soddisfazione la sentenza definita 'un gran passo in avanti nella protezione degli animali'. (ANSA)
LAMENTO RUMENO - NUOVA EMERGENZA
26/11/2007 00:21
http://www.lamentorumeno.org/sito_nuovo/emergenza.html
Ci sono tanti grandi e piccoli da salvare, da aiutare a sopravvivere . Guardare dall'altra parte, avere paura di non sopportare gli sguardi degli animali, evitare di confrontarsi con il loro desiderio di affetto, pensare che tutto sia inutile o che ci siano cause piu' meritevoli... sono e rimangono una tacita condanna.
Nessuno di noi puo' fare tutto. E' vero. Ma ognuno di noi puo' fare qualcosa. E per quanto piccolo possa sembrare l'aiuto che ognuno di noi puo' dare - in qualsiasi ambito (quindi non solo nei confronti degli animali), e' sempre infinitamente piu' prezioso, concreto, utile che non fare nulla e nascondersi dietro una autocommiserazione fasulla.
-Tratto da una mail ricevuta-
Ci sono tanti grandi e piccoli da salvare, da aiutare a sopravvivere . Guardare dall'altra parte, avere paura di non sopportare gli sguardi degli animali, evitare di confrontarsi con il loro desiderio di affetto, pensare che tutto sia inutile o che ci siano cause piu' meritevoli... sono e rimangono una tacita condanna.
Nessuno di noi puo' fare tutto. E' vero. Ma ognuno di noi puo' fare qualcosa. E per quanto piccolo possa sembrare l'aiuto che ognuno di noi puo' dare - in qualsiasi ambito (quindi non solo nei confronti degli animali), e' sempre infinitamente piu' prezioso, concreto, utile che non fare nulla e nascondersi dietro una autocommiserazione fasulla.
-Tratto da una mail ricevuta-
URGENTE : SALVIAMO UN CAVALLO MALATO DI ANEMIA
21/11/2007 12:30
Per salvare un cavallo!
Un cavallo, portatore sano di anemia, è stato condannato a finire in un macello, dove sarà portato sabato mattina. A meno che non si trovi qualcuno disposto ad ospitarlo, anche a tempo determinato, in uno spazio adatto (o adattabile) ad accoglierlo! Secondo le informazioni in nostro possesso è contagioso per altri cavalli, salvo che siano già a loro volta portatori sani o malati di anemia ovviamente. Vi preghiamo di far girare a quante persone potete, se non conoscete direttamente qualcuno che potrebbe ospitarlo. Attualmente si trova nei dintorni di Carpi (MO). Attendiamo con ansia, il tempo scade sabato mattina!
Contatto: Laura 3204795021 lispanini@alice.it / akeela@email.it
Un cavallo, portatore sano di anemia, è stato condannato a finire in un macello, dove sarà portato sabato mattina. A meno che non si trovi qualcuno disposto ad ospitarlo, anche a tempo determinato, in uno spazio adatto (o adattabile) ad accoglierlo! Secondo le informazioni in nostro possesso è contagioso per altri cavalli, salvo che siano già a loro volta portatori sani o malati di anemia ovviamente. Vi preghiamo di far girare a quante persone potete, se non conoscete direttamente qualcuno che potrebbe ospitarlo. Attualmente si trova nei dintorni di Carpi (MO). Attendiamo con ansia, il tempo scade sabato mattina!
Contatto: Laura 3204795021 lispanini@alice.it / akeela@email.it
VIVISEZIONE AUMENTA IN EUROPA, COMMISSIONE UE PUBBLICA NUOVI DATI
17/11/2007 17:04
fonte:www.animalieanimali.it
Lo scorso 8 novembre la Commissione Europea ha pubblicato il quinto rapporto sui dati statistici relativi al numero di animali utilizzati a fini sperimentali nell’anno 2005 (tranne uno Stato che ha fornito dati del 2004), così come previsto dalla Direttiva Europea 86/609, che stabilisce che questi dati debbano essere pubblicati almeno ogni tre anni. Gli ultimi dati erano infatti relativi al 2002, con L’Unione Europea a 15 Paesi; quelli attuali fanno riferimento per la prima volta a 25 Stati Membri.
“I buoni propositi dell’Unione Europea di incentivare il ricorso a metodi che non facciano uso di animali non si è tradotto in realtà, anzi il numero di animali impiegati è addirittura aumentato - dichiara Roberta Bartocci, responsabile LAV del Settore Vivisezione - In totale infatti sono stati impiegati 12,1 milioni di animali considerando i 25 Stati Membri; 11.070.299 considerando gli stessi 15 che avevano già fornito i dati nel rapporto precedente. Si registra quindi un aumento del 3,2%, pari cioè a 339.279 animali in più. L’apporto dei nuovi Stati Membri è invece pari all’8,6% del totale. L’Italia, inoltre, è tra le posizioni alte della classifica: si trova cioè al quinto posto per numero di animali usati dopo Francia, Regno Unito, Germania e Grecia. L’unico Stato Membro a non utilizzare animali a fini sperimentali risulta essere Malta”.
“Ricordiamo l’impegno assunto dall’attuale Maggioranza di Governo a pagina 153 del proprio programma, in favore della progressiva abolizione della sperimentazione animale e della promozione di metodi alternativi - dichiara Gianluca Felicetti, presidente LAV - Sollecitiamo, dunque, il varo urgente del Piano Nazionale per la progressiva abolizione dei test su animali, la promozione dei metodi alternativi e il varo dell’Istituto Italiano per i Metodi Alternativi collegato ai Ministeri della Salute e della Ricerca, temi sui quali la LAV ha da tempo avanzato delle proposte”.
Tra le varie specie impiegate, sono stati utilizzati: 24.119 cani, 312.681 conigli, 649.183 uccelli, 10.449 primati, il cui numero è aumentato del 5%. Aumenta anche il numero di mammiferi impiegati, in particolare tra furetti, conigli e topi.
Inoltre per ciò che riguarda gli usi, sono 231.613 gli animali utilizzati in test di tossicità, tra cui 841 cani. Come nel 2002, non è stata impiegata alcuna grande scimmia, fatto che rende plausibile l’impegno a bandire dagli esperimenti almeno queste specie (gorilla, scimpanzé, orang utan).
Sconcertante è invece l’aumento del 107% di animali per uso in test a fini cosmetici, dovuto soprattutto alla Francia (5,571 animali).
“Questo dato è davvero allarmante - prosegue Roberta Bartocci - considerato il divieto di test cosmetici su animali con inizio dal 2009 per i singoli ingredienti e il bando totale dell’uso di animali a fini cosmetici fissato al 2013, che potrebbe rischiare di essere ulteriormente prorogato a tutto danno degli animali e senza alcuna utilità o necessità per la sicurezza dei consumatori”.
La Direttiva Europea 86/609 sta attraversando attualmente un processo di revisione che porterà alla proposta di un nuovo testo nei prossimi mesi. La LAV auspica che i dati pubblicati nel quinto Rapporto siano di monito agli Stati Membri per cercare di attuare azioni concrete a favore dei metodi sostitutivi nel nuovo testo di Direttiva.
La comunità scientifica guarda infatti con sempre maggiore diffidenza alla sperimentazione animale e i cittadini europei sono sensibili al tema, come dimostrato lo scorso anno dai dati della consultazione pubblica sull’argomento su iniziativa della Commissione. Inoltre, la ricerca nell’ambito di metodi di sperimentazione efficaci e non cruenti sta avanzando rapidamente, rendendo l’uso degli animali a fini sperimentali una pratica sempre più obsoleta e ingiustificabile.
La LAV invita i cittadini italiani a sottoscrivere numerosi la petizione nazionale (disponibile fino al mese di settembre 2008 su www.lav.it alla sezione Le nostre campagne/Vivisezione) che prevede alcune misure per incentivare l’impiego di metodi alternativi, a favore di una ricerca eticamente sostenibile e scientificamente affidabile.
Lo scorso 8 novembre la Commissione Europea ha pubblicato il quinto rapporto sui dati statistici relativi al numero di animali utilizzati a fini sperimentali nell’anno 2005 (tranne uno Stato che ha fornito dati del 2004), così come previsto dalla Direttiva Europea 86/609, che stabilisce che questi dati debbano essere pubblicati almeno ogni tre anni. Gli ultimi dati erano infatti relativi al 2002, con L’Unione Europea a 15 Paesi; quelli attuali fanno riferimento per la prima volta a 25 Stati Membri.
“I buoni propositi dell’Unione Europea di incentivare il ricorso a metodi che non facciano uso di animali non si è tradotto in realtà, anzi il numero di animali impiegati è addirittura aumentato - dichiara Roberta Bartocci, responsabile LAV del Settore Vivisezione - In totale infatti sono stati impiegati 12,1 milioni di animali considerando i 25 Stati Membri; 11.070.299 considerando gli stessi 15 che avevano già fornito i dati nel rapporto precedente. Si registra quindi un aumento del 3,2%, pari cioè a 339.279 animali in più. L’apporto dei nuovi Stati Membri è invece pari all’8,6% del totale. L’Italia, inoltre, è tra le posizioni alte della classifica: si trova cioè al quinto posto per numero di animali usati dopo Francia, Regno Unito, Germania e Grecia. L’unico Stato Membro a non utilizzare animali a fini sperimentali risulta essere Malta”.
“Ricordiamo l’impegno assunto dall’attuale Maggioranza di Governo a pagina 153 del proprio programma, in favore della progressiva abolizione della sperimentazione animale e della promozione di metodi alternativi - dichiara Gianluca Felicetti, presidente LAV - Sollecitiamo, dunque, il varo urgente del Piano Nazionale per la progressiva abolizione dei test su animali, la promozione dei metodi alternativi e il varo dell’Istituto Italiano per i Metodi Alternativi collegato ai Ministeri della Salute e della Ricerca, temi sui quali la LAV ha da tempo avanzato delle proposte”.
Tra le varie specie impiegate, sono stati utilizzati: 24.119 cani, 312.681 conigli, 649.183 uccelli, 10.449 primati, il cui numero è aumentato del 5%. Aumenta anche il numero di mammiferi impiegati, in particolare tra furetti, conigli e topi.
Inoltre per ciò che riguarda gli usi, sono 231.613 gli animali utilizzati in test di tossicità, tra cui 841 cani. Come nel 2002, non è stata impiegata alcuna grande scimmia, fatto che rende plausibile l’impegno a bandire dagli esperimenti almeno queste specie (gorilla, scimpanzé, orang utan).
Sconcertante è invece l’aumento del 107% di animali per uso in test a fini cosmetici, dovuto soprattutto alla Francia (5,571 animali).
“Questo dato è davvero allarmante - prosegue Roberta Bartocci - considerato il divieto di test cosmetici su animali con inizio dal 2009 per i singoli ingredienti e il bando totale dell’uso di animali a fini cosmetici fissato al 2013, che potrebbe rischiare di essere ulteriormente prorogato a tutto danno degli animali e senza alcuna utilità o necessità per la sicurezza dei consumatori”.
La Direttiva Europea 86/609 sta attraversando attualmente un processo di revisione che porterà alla proposta di un nuovo testo nei prossimi mesi. La LAV auspica che i dati pubblicati nel quinto Rapporto siano di monito agli Stati Membri per cercare di attuare azioni concrete a favore dei metodi sostitutivi nel nuovo testo di Direttiva.
La comunità scientifica guarda infatti con sempre maggiore diffidenza alla sperimentazione animale e i cittadini europei sono sensibili al tema, come dimostrato lo scorso anno dai dati della consultazione pubblica sull’argomento su iniziativa della Commissione. Inoltre, la ricerca nell’ambito di metodi di sperimentazione efficaci e non cruenti sta avanzando rapidamente, rendendo l’uso degli animali a fini sperimentali una pratica sempre più obsoleta e ingiustificabile.
La LAV invita i cittadini italiani a sottoscrivere numerosi la petizione nazionale (disponibile fino al mese di settembre 2008 su www.lav.it alla sezione Le nostre campagne/Vivisezione) che prevede alcune misure per incentivare l’impiego di metodi alternativi, a favore di una ricerca eticamente sostenibile e scientificamente affidabile.
ROMA, A PASSO DI FLAMENCO CONTRO LA VIVISEZIONE
17/11/2007 17:04
fonte:www.animalieanimali.it
L'associazione di volontariato ONLUS "we have a dream" presenta lo spettacolo di beneficenza "Flamenco es Vida. Yo quiero la vida", a Roma il 24 novembre 2007 alle ore 21:00, presso il Teatro Orione.
La compagnia di ballo di Caterina Lucia Costa, con la partecipazione straordinaria di Jose Ruiz, bailaor di Malaga, attinge dall'antica e complessa tradizione del flamenco per raccontare la gioia di vivere attraverso la danza.
Si esibiranno Caterina Lucia Costa, Jose Ruiz, Sergio El Javi, Alessia Demofonti, Alessandra D'Ambrosio, Simon Andres, Eliana Ottaviano e Barbara Bellia, sulle musiche del chitarrista Adriano Lozano, del cajon Franco Bianco, della cantaora Nuria Martin, che verranno direttamente dalla Spagna per l'evento, e del chitarrista Lucio Pozone.
La serata sarà occasione di informazione e approfondimento sul tema della vivisezione e dei metodi di ricerca alternativi, attraverso la mostra visitabile nel foyer del teatro, la diffusione di materiale informativo e l'intervento della dott.ssa Marina Berati di NoVivisezione.org.
I biglietti dello spettacolo "Flamenco es Vida" sono disponibili a fronte di un contributo di 20 euro ciascuno. Il ricavato della serata servirà a sostenere le attività di volontariato dell'Associazione, finalizzate alla realizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione.
Per informazioni e per i biglietti dello spettacolo:
cell. 347/3138885
associazione@wehaveadream.info
http://www.wehaveadream.info
L'associazione di volontariato ONLUS "we have a dream" presenta lo spettacolo di beneficenza "Flamenco es Vida. Yo quiero la vida", a Roma il 24 novembre 2007 alle ore 21:00, presso il Teatro Orione.
La compagnia di ballo di Caterina Lucia Costa, con la partecipazione straordinaria di Jose Ruiz, bailaor di Malaga, attinge dall'antica e complessa tradizione del flamenco per raccontare la gioia di vivere attraverso la danza.
Si esibiranno Caterina Lucia Costa, Jose Ruiz, Sergio El Javi, Alessia Demofonti, Alessandra D'Ambrosio, Simon Andres, Eliana Ottaviano e Barbara Bellia, sulle musiche del chitarrista Adriano Lozano, del cajon Franco Bianco, della cantaora Nuria Martin, che verranno direttamente dalla Spagna per l'evento, e del chitarrista Lucio Pozone.
La serata sarà occasione di informazione e approfondimento sul tema della vivisezione e dei metodi di ricerca alternativi, attraverso la mostra visitabile nel foyer del teatro, la diffusione di materiale informativo e l'intervento della dott.ssa Marina Berati di NoVivisezione.org.
I biglietti dello spettacolo "Flamenco es Vida" sono disponibili a fronte di un contributo di 20 euro ciascuno. Il ricavato della serata servirà a sostenere le attività di volontariato dell'Associazione, finalizzate alla realizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione.
Per informazioni e per i biglietti dello spettacolo:
cell. 347/3138885
associazione@wehaveadream.info
http://www.wehaveadream.info
SEQUESTRATO CUCCIOLO CANE A MENDICANTE ROMENO A IMPERIA
12/11/2007 09:42
Un cucciolo di cane meticcio, privo di certificati
di vaccinazione e passaporto europeo, utilizzato da
un immigrato romeno, di 57 anni, per chiedere
l'elemosina ai clienti di un supermercato Conad a
Imperia, e' stato sequestrato dal poliziotto di
quartiere, dopo un'ispezione dell'Asl.
L'animale, infatti, e' risultato non essere mai stato sottoposto a vaccinazioni di alcun tipo, neppure alla profilassi antirabbica. Il cagnolino e' stato dato in affidamento a un canile cittadino che provvedera' a fare tutte le vaccinazioni richieste e se l'immigrato vorra' riaverlo, dovra' pagare una cifra che si aggira tra i 500 e i 600 euro, ovvero la spesa sostenuta dall'ente per vaccinarlo, piu' la relativa sanzione.
L'intervento e' stato compiuto nell'ambito di un servizio di vigilanza contro l'accattonaggio e finalizzato alla tutela degli animali. Questi cuccioli, infatti, vengono spesso sfruttati per intenerire la gente; quando crescono, pero', di solito vengono abbandonati per strada. Molti, tra l'altro, sono malati perche' mai sottoposti ad adeguate profilassi.
(ANSA)
L'animale, infatti, e' risultato non essere mai stato sottoposto a vaccinazioni di alcun tipo, neppure alla profilassi antirabbica. Il cagnolino e' stato dato in affidamento a un canile cittadino che provvedera' a fare tutte le vaccinazioni richieste e se l'immigrato vorra' riaverlo, dovra' pagare una cifra che si aggira tra i 500 e i 600 euro, ovvero la spesa sostenuta dall'ente per vaccinarlo, piu' la relativa sanzione.
L'intervento e' stato compiuto nell'ambito di un servizio di vigilanza contro l'accattonaggio e finalizzato alla tutela degli animali. Questi cuccioli, infatti, vengono spesso sfruttati per intenerire la gente; quando crescono, pero', di solito vengono abbandonati per strada. Molti, tra l'altro, sono malati perche' mai sottoposti ad adeguate profilassi.
(ANSA)
DELFINO O BOSCO, CACCIA A SPECIE INDISPENSABILI DA SALVARE CON POCHI SOLDI
12/11/2007 09:42
E' meglio salvare il delfino dello Yanghzee o le
foreste pluviali del Sud est asiatico? La risposta
non e' cosi' banale: come conferma un articolo
pubblicato dalla rivista Nature, i fondi a
disposizione sono pochi, e non tutti gli animali e
le piante in via di estinzione possono essere
aiutati. Gli scienziati di tutto il mondo stanno
elaborando strategie e formule matematiche per
capire quali specie siano 'superflue'.
Secondo la rivista la spesa mondiale per la biodiversita' e' di due miliardi di dollari l'anno, troppo pochi per poter affrontare tutti i problemi: 'Non ci possiamo permettere di aspettare ancora a definire quali specie sono indispensabili - sottolinea Andrew Balmford, biologo dell'universita' di Cambridge - mentre perdiamo tempo negli esercizi intellettuali scompaiono sempre nuove piante e animali'.
Una dei criteri emersi recentemente e' quello detto tassonomico, creato dalla Societa' Zoologica Inglese: ad ogni pianta e animale viene assegnato un punteggio sulla base della sua diversita' genetica. 'Ad esempio, ci sono due specie di bradipo - spiega Nick Isaac, uno dei ricercatori a capo del progetto - che si sono separate un milione di anni fa. Se se ne estingue uno perdiamo un milione di anni di diversita' genetica, ma se scompaiono entrambi vengono a mancarne quindici milioni di anni. Una volta scomparso il primo, quindi, il secondo avra' un punteggio altissimo'. L'istituto scientifico ha stilato una vera e propria classifica delle 100 specie piu' a rischio, e sta concentrando i finanziamenti sulle prime cinque, fra cui ad esempio il delfino cinese e il solenodonte (una specie di tapiro) cubano, lasciando fuori pero' altri animali 'preferiti' dai conservazionisti come tigri o balene. 'Si puo' fare un paragone con l'arte - spiega ancora Isaac - se si fosse su un' astronave in partenza dalla Terra che sta per esplodere, e' meglio portare via tre quadri di Rembrandt, sia pure meravigliosi, o un Rembrandt un Leonardo o un Picasso?'.
Un'altra soluzione, e' quella di focalizzare l'attenzione su aree specifiche piu' che sulle singole specie. Alla base di questo approccio ci sono gli studi Norman Myers, dell' universita' di Oxford, che ha elaborato i criteri per definire gli 'hotspots', cioe' le zone che e' piu' necessario conservare, che devono contenere almeno lo 0,5% delle specie mondiali endemiche, cioe' che vivono solo in un'area specifica, di cui almeno il 70% deve essere a rischio: 'Quando ho elaborato la teoria, pero', nel 1988 - racconta Myers - mi hanno detto che era immorale, perche' tutte le specie sono uguali'.
L'organizzazione internazionale Conservation Union, ad esempio, ne ha individuati 34, che vanno dalla parte tropicale delle Ande, che contiene un sesto di tutte le piante mondiali, alle isole del Giappone, che contengono un quarto dei vertebrati. Anche se questa strategia e' quella che ha avuto maggiori successi, non e' esente da difetti. 'Il principale e' che ogni organizzazione ha individuato i propri criteri - spiega Georgina Mace, dell'Imperial College di Londra - invece di creare un cartello e unire gli sforzi. Questo ha portato a una moltiplicazione delle zone da salvare, il che ci riporta al problema di partenza di dover scegliere quali'.
Una soluzione possibile e' stata proposta dal ricercatore australiano Hugh Possingham, che ha elaborato un modello matematico per stimare il rapporto costi-benefici di un eventuale intervento. Nel suo studio pubblicato su Biological Conservation, il ricercatore suggerisce che dovendo scegliere se intervenire su un'area anziche' un'altra bisogna calcolare, a parita' di risorse, in quale si riesce a salvare piu' specie.
Questa teoria e' difficile da applicare perche' le variabili di cui tenere conto sono molte, ma ha suscitato l'interesse di importanti istituzioni finanziarie, come la Banca Mondiale.
(ANSA)
Secondo la rivista la spesa mondiale per la biodiversita' e' di due miliardi di dollari l'anno, troppo pochi per poter affrontare tutti i problemi: 'Non ci possiamo permettere di aspettare ancora a definire quali specie sono indispensabili - sottolinea Andrew Balmford, biologo dell'universita' di Cambridge - mentre perdiamo tempo negli esercizi intellettuali scompaiono sempre nuove piante e animali'.
Una dei criteri emersi recentemente e' quello detto tassonomico, creato dalla Societa' Zoologica Inglese: ad ogni pianta e animale viene assegnato un punteggio sulla base della sua diversita' genetica. 'Ad esempio, ci sono due specie di bradipo - spiega Nick Isaac, uno dei ricercatori a capo del progetto - che si sono separate un milione di anni fa. Se se ne estingue uno perdiamo un milione di anni di diversita' genetica, ma se scompaiono entrambi vengono a mancarne quindici milioni di anni. Una volta scomparso il primo, quindi, il secondo avra' un punteggio altissimo'. L'istituto scientifico ha stilato una vera e propria classifica delle 100 specie piu' a rischio, e sta concentrando i finanziamenti sulle prime cinque, fra cui ad esempio il delfino cinese e il solenodonte (una specie di tapiro) cubano, lasciando fuori pero' altri animali 'preferiti' dai conservazionisti come tigri o balene. 'Si puo' fare un paragone con l'arte - spiega ancora Isaac - se si fosse su un' astronave in partenza dalla Terra che sta per esplodere, e' meglio portare via tre quadri di Rembrandt, sia pure meravigliosi, o un Rembrandt un Leonardo o un Picasso?'.
Un'altra soluzione, e' quella di focalizzare l'attenzione su aree specifiche piu' che sulle singole specie. Alla base di questo approccio ci sono gli studi Norman Myers, dell' universita' di Oxford, che ha elaborato i criteri per definire gli 'hotspots', cioe' le zone che e' piu' necessario conservare, che devono contenere almeno lo 0,5% delle specie mondiali endemiche, cioe' che vivono solo in un'area specifica, di cui almeno il 70% deve essere a rischio: 'Quando ho elaborato la teoria, pero', nel 1988 - racconta Myers - mi hanno detto che era immorale, perche' tutte le specie sono uguali'.
L'organizzazione internazionale Conservation Union, ad esempio, ne ha individuati 34, che vanno dalla parte tropicale delle Ande, che contiene un sesto di tutte le piante mondiali, alle isole del Giappone, che contengono un quarto dei vertebrati. Anche se questa strategia e' quella che ha avuto maggiori successi, non e' esente da difetti. 'Il principale e' che ogni organizzazione ha individuato i propri criteri - spiega Georgina Mace, dell'Imperial College di Londra - invece di creare un cartello e unire gli sforzi. Questo ha portato a una moltiplicazione delle zone da salvare, il che ci riporta al problema di partenza di dover scegliere quali'.
Una soluzione possibile e' stata proposta dal ricercatore australiano Hugh Possingham, che ha elaborato un modello matematico per stimare il rapporto costi-benefici di un eventuale intervento. Nel suo studio pubblicato su Biological Conservation, il ricercatore suggerisce che dovendo scegliere se intervenire su un'area anziche' un'altra bisogna calcolare, a parita' di risorse, in quale si riesce a salvare piu' specie.
Questa teoria e' difficile da applicare perche' le variabili di cui tenere conto sono molte, ma ha suscitato l'interesse di importanti istituzioni finanziarie, come la Banca Mondiale.
(ANSA)
DAI ROSPI AI GATTI, IN PARLAMENTO 32 PROPOSTE DI LEGGE
12/11/2007 09:42
La piu' curiosa e' senza dubbio quella del ministro
dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: passaggi
pedonali, lungo le strade di campagna, per rospi e
ricci affinche' non finiscano sotto le ruote di
un'auto in corsa. Ma quella del leader del Sole che
ride non e' che una delle tante proposte di legge
presentate in Parlamento, ben 32 di cui 21 alla
Camera e 12 al Senato, in difesa degli animali. A
fare la parte del leone sono i Verdi con 18
iniziative legislative; cinque ne ha presentate
Forza italia, quattro Alleanza nazionale, due la
Lega e una a testa i Radicali, il gruppo Misto per
le Autonomie e la Dc. Un Parlamento che si scopre
animalista, anche se, almeno per ora, solo sulla
carta, perche' nessuna delle 32 pdl depositate
dall'inizio della legislatura, che graverebbero
sulle casse dello Stato per ben 94 milioni di euro,
ha finora iniziato il proprio iter in commissione.
L'idea del ministro dell'Ambiente e' semplice ed economica (solo 700mila euro a carico del contribuente): nelle zone dove maggiore e' la presenza di piccoli animali selvatici, alcuni dei quali, dice Pecoraro, "importante ed insostituibile elemento dell'ecosistema", basta erigere reti di recinzione alte appena 50 centimetri parallele alla strada, costringendo rospi, ricci, tassi e scoiattoli che vogliano attraversare ad utilizzare piccoli tunnel disseminati lungo il percorso. E non e' una stranezza, osserva Pecoraro, dal momento che in altri Paesi europei queste mini-infrastrutture esistono gia' da qualche tempo.
La mobilitazione animalista delle forze politiche (piu' sentita nel centrosinistra che non nel centrodestra) copre una vasta gamma di vuoti legislativi: dalla riqualificazione dei canili alla realizzazione di cimiteri per gli animali d'affezione (categoria nella quale, dice il presidente della commissione Ambiente della Camera Marco Lion, bisogna inserire i cavalli); da norme piu' severe contro il maltrattamento alla creazione di un 'Servizio sanitario mutualistico per la cura gratuita degli animali domestici 'a basso reddito'; dall'istituzione di un corpo volontario di polizia ambientale e di protezione degli animali a maggiori tutele per gli animali da pelliccia; dalla riduzione dell'Iva al 10% sugli alimenti per cani e gatti al divieto di utilizzare gli animali nei circhi.
Si' a clown, giocolieri, acrobati e illusionisti, ma niente tigri, leoni, elefanti, cavalli e serpenti nei circhi, chiedono i Verdi Natale Ripamonti e Luana Zanella, e Antonio Pezzella, di Alleanza nazionale, che dicono di no "all'inutile, superfluo, anacronistico utilizzo di animali-schiavi, costretti a prigionia e trattamenti coercitivi per offrire al pubblico uno spettacolo comunque diseducativo". Non verrebbero messi a rischio posti di lavoro. Anzi, al contrario, un circo senza animali creerebbe le condizioni "per una maggiore presenza e valorizzazione degli artisti negli spettacoli".
Un corpo volontario di 'polizia ambientale' che svolga anche funzioni di task force per la protezione degli animali, e' la proposta del senatore della Dc per le Autonomie Mauro Cutrufo, secondo il quale "la risorsa del volontariato puo' concorrere in modo concreto al rispetto e soprattutto all'applicazione della normativa in materia ambientale", contribuendo alla salvaguardia del patrimonio boschivo e rurale, ma anche alla tutela dei beni artistici e storici. E a costi contenuti, attingendo ai fondi del Dipartimento della Protezione civile e dei ministeri dell'Ambiente e dell'Interno.
La Verde Luana Zanella rilancia propone sanzioni piu' severe per il maltrattamento di animali, chiedendo la modifica di alcuni articoli del codice penale: fino a sei mesi di carcere, ad esempio, per chi provoca la morte dell'animale, fino a quattro mesi di detenzione e una multa fino a 5mila euro per lesioni, fino ad un anno di reclusione e una multa che puo' arrivare a 10mila euro per chi abbandona animali domestici. Pubblico o privato non importa, purche' anche in Italia prenda sempre piu' piede il 'pet cemetery', il luogo del riposo eterno per il nostri amici a quattro zampe, chiede il questore della Camera Francesco Colucci nella sua proposta di legge. Fenomeno piuttosto recente nel nostro Paese ma molto diffuso nei paesi anglosassoni, il cimitero per gli animali d'affezione, sottolinea l'esponente di Forza italia, va ora regolamentato per legge a livello nazionale superando iniziative a carattere locale a volte ben strutturate, altre, lamenta Colucci, caratterizzate invece da spontaneismo e confusione.
Per la senatrice dei Verdi Anna Donati e' giunto il momento di far rispettare le norme europee che vietano il taglio delle orecchie o della coda ai cani per motivi estetici. Gia' dagli anni '40, spiega l'esponente del Sole che ride, tale pratica e' fuorilegge, a meno che non sia necessaria per motivi di salute, in alcuni Paesi del Nord Europa come Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca. Negli anni successivi si sono aggiunti anche paesi come la Svizzera, la Spagna, la Germania, la Grecia e, piu' recentemente, anche Inghilterra, Austria, Bulgaria, Romania, Francia, Turchia e Belgio. Nel 1987 anche l'Italia e' stata tra i paesi firmatari della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia che vieta il taglio della coda, il taglio delle orecchie, la recisione delle corde vocali, l'asportazione delle unghie e dei denti. Ma poi i ministeri competenti, lamenta Donati, si sono 'dimenticati' di applicare i primi due divieti. E con il pieno rispetto delle norme europee, con la pdl Donati arrivano anche multe salate per chi non osserva il divieto di tagliare coda e orecchie ai cani: da 2mila a 12mila euro per ogni animale fatto esibire.
E ancora lei, Anna Donati, lancia l'idea di un 'Servizio sanitario veterinario mutualistico': le 'Asl' per cani e gatti 'poveri'. Cure gratis, insomma, per gli animali i cui proprietari sono esenti dalla partecipazione alle spese del Servizio sanitario nazionale per motivi di reddito.
(Adnkronos)
L'idea del ministro dell'Ambiente e' semplice ed economica (solo 700mila euro a carico del contribuente): nelle zone dove maggiore e' la presenza di piccoli animali selvatici, alcuni dei quali, dice Pecoraro, "importante ed insostituibile elemento dell'ecosistema", basta erigere reti di recinzione alte appena 50 centimetri parallele alla strada, costringendo rospi, ricci, tassi e scoiattoli che vogliano attraversare ad utilizzare piccoli tunnel disseminati lungo il percorso. E non e' una stranezza, osserva Pecoraro, dal momento che in altri Paesi europei queste mini-infrastrutture esistono gia' da qualche tempo.
La mobilitazione animalista delle forze politiche (piu' sentita nel centrosinistra che non nel centrodestra) copre una vasta gamma di vuoti legislativi: dalla riqualificazione dei canili alla realizzazione di cimiteri per gli animali d'affezione (categoria nella quale, dice il presidente della commissione Ambiente della Camera Marco Lion, bisogna inserire i cavalli); da norme piu' severe contro il maltrattamento alla creazione di un 'Servizio sanitario mutualistico per la cura gratuita degli animali domestici 'a basso reddito'; dall'istituzione di un corpo volontario di polizia ambientale e di protezione degli animali a maggiori tutele per gli animali da pelliccia; dalla riduzione dell'Iva al 10% sugli alimenti per cani e gatti al divieto di utilizzare gli animali nei circhi.
Si' a clown, giocolieri, acrobati e illusionisti, ma niente tigri, leoni, elefanti, cavalli e serpenti nei circhi, chiedono i Verdi Natale Ripamonti e Luana Zanella, e Antonio Pezzella, di Alleanza nazionale, che dicono di no "all'inutile, superfluo, anacronistico utilizzo di animali-schiavi, costretti a prigionia e trattamenti coercitivi per offrire al pubblico uno spettacolo comunque diseducativo". Non verrebbero messi a rischio posti di lavoro. Anzi, al contrario, un circo senza animali creerebbe le condizioni "per una maggiore presenza e valorizzazione degli artisti negli spettacoli".
Un corpo volontario di 'polizia ambientale' che svolga anche funzioni di task force per la protezione degli animali, e' la proposta del senatore della Dc per le Autonomie Mauro Cutrufo, secondo il quale "la risorsa del volontariato puo' concorrere in modo concreto al rispetto e soprattutto all'applicazione della normativa in materia ambientale", contribuendo alla salvaguardia del patrimonio boschivo e rurale, ma anche alla tutela dei beni artistici e storici. E a costi contenuti, attingendo ai fondi del Dipartimento della Protezione civile e dei ministeri dell'Ambiente e dell'Interno.
La Verde Luana Zanella rilancia propone sanzioni piu' severe per il maltrattamento di animali, chiedendo la modifica di alcuni articoli del codice penale: fino a sei mesi di carcere, ad esempio, per chi provoca la morte dell'animale, fino a quattro mesi di detenzione e una multa fino a 5mila euro per lesioni, fino ad un anno di reclusione e una multa che puo' arrivare a 10mila euro per chi abbandona animali domestici. Pubblico o privato non importa, purche' anche in Italia prenda sempre piu' piede il 'pet cemetery', il luogo del riposo eterno per il nostri amici a quattro zampe, chiede il questore della Camera Francesco Colucci nella sua proposta di legge. Fenomeno piuttosto recente nel nostro Paese ma molto diffuso nei paesi anglosassoni, il cimitero per gli animali d'affezione, sottolinea l'esponente di Forza italia, va ora regolamentato per legge a livello nazionale superando iniziative a carattere locale a volte ben strutturate, altre, lamenta Colucci, caratterizzate invece da spontaneismo e confusione.
Per la senatrice dei Verdi Anna Donati e' giunto il momento di far rispettare le norme europee che vietano il taglio delle orecchie o della coda ai cani per motivi estetici. Gia' dagli anni '40, spiega l'esponente del Sole che ride, tale pratica e' fuorilegge, a meno che non sia necessaria per motivi di salute, in alcuni Paesi del Nord Europa come Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca. Negli anni successivi si sono aggiunti anche paesi come la Svizzera, la Spagna, la Germania, la Grecia e, piu' recentemente, anche Inghilterra, Austria, Bulgaria, Romania, Francia, Turchia e Belgio. Nel 1987 anche l'Italia e' stata tra i paesi firmatari della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia che vieta il taglio della coda, il taglio delle orecchie, la recisione delle corde vocali, l'asportazione delle unghie e dei denti. Ma poi i ministeri competenti, lamenta Donati, si sono 'dimenticati' di applicare i primi due divieti. E con il pieno rispetto delle norme europee, con la pdl Donati arrivano anche multe salate per chi non osserva il divieto di tagliare coda e orecchie ai cani: da 2mila a 12mila euro per ogni animale fatto esibire.
E ancora lei, Anna Donati, lancia l'idea di un 'Servizio sanitario veterinario mutualistico': le 'Asl' per cani e gatti 'poveri'. Cure gratis, insomma, per gli animali i cui proprietari sono esenti dalla partecipazione alle spese del Servizio sanitario nazionale per motivi di reddito.
(Adnkronos)
BRACCONIERI UCCIDONO TRE ESEMPLARI RINOCERONTE NERO IN ZIMBABWE
12/11/2007 09:42
Tre esemplari di rinoceronte nero, una delle specie
piú minacciate del mondo, sono stati uccisi
mercoledí notte all`interno di una riserva naturale
privata a un centinaio di chilometri da Harare. Lo
riferisce l'agenzia Misna citando il proprietario
della tenuta, secondo cui alcuni bracconieri sono
riusciti a penetrare nella riserva, uccidendo i tre
animali.
Cacciato per i presunti poteri afrodisiaci e curativi del suo corno, al mondo restano circa 3000 esemplari di rinoceronte nero, quasi tutti in Africa australe. Negli Anni `70 ne vennero censiti 65.000 esemplari.
(Apcom)
Cacciato per i presunti poteri afrodisiaci e curativi del suo corno, al mondo restano circa 3000 esemplari di rinoceronte nero, quasi tutti in Africa australe. Negli Anni `70 ne vennero censiti 65.000 esemplari.
(Apcom)
CANILE STATTE: CORPO FORESTALE SEQUESTRA LAGER
08/11/2007 09:12
Azione del Nirda, il Nucleo specializzato in
animali.
8 novembre 2007 - Altri cani morti sono stati scoperti dal personale del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) del Corpo forestale dello Stato nel canile "Tarentum 2000 srl" di Statte (Taranto) che hanno posto sotto sequestro il canile e i cani in esso detenuti, affidandone la custodia, in quanto responsabili per legge, ai sindaci, proprietari degli animali e alla ASL competente per quanto riguarda la vigilanza sanitaria. La gestione degli animali, al fine di migliorare subito le loro condizioni di mantenimento, e' stata affidata a una associazione zoofila a livello nazionale, particolarmente attiva nella zona. I reati ipotizzati al momento sono: uccisione di animali e loro maltrattamento; detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura; gestione di discarica non autorizzata e smaltimento illegale di rifiuti ad alto rischio costituiti da sottoprodotti di origine animale, ma si sta indagando anche per eventuali reati contro la pubblica amministrazione. Nei giorni scorsi, in un'area limitrofa al canile era stata rinvenuta una discarica abusiva con centinaia di carcasse di cani in stato di avanzata putrefazione. L'area era stata posta sotto sequestro dagli agenti della Forestale mentre si attendevano gli esiti delle indagini in corso. Dai controlli nel canile e' emerso che almeno il 45% degli animali presenta sintomi ascrivibili a leishmaniosi, alcuni esemplari presentano masse tumorali in varie parti del corpo, tali da comprometterne seriamente le funzioni vitali e non sono sottoposti ad alcuna terapia. Quasi tutti i cani maschi non sono stati sterilizzati e numerosi cani sono affetti da zoppia, presumibilmente a causa del pavimento dei box costituito da terreno sconnesso e pietre affioranti. Anche la struttura del canile ha evidenziato caratteristiche non compatibili con la buona cura degli animali, in quanto costituita da materiali fatiscenti (reti vetuste, con punte acuminate pericolose per l'incolumita' degli animali, magazzino del cibo infestato dai topi, mancanza di ripari per i cani che in tal modo rimangono esposti alle intemperie). Infine e' risultato che il canile non dispone del direttore sanitario per la prevenzione e la cura delle patologie ne' di adeguate strutture infermieristiche e non sono stati trovati farmaci per la cura degli animali.
(AGI)
8 novembre 2007 - Altri cani morti sono stati scoperti dal personale del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) del Corpo forestale dello Stato nel canile "Tarentum 2000 srl" di Statte (Taranto) che hanno posto sotto sequestro il canile e i cani in esso detenuti, affidandone la custodia, in quanto responsabili per legge, ai sindaci, proprietari degli animali e alla ASL competente per quanto riguarda la vigilanza sanitaria. La gestione degli animali, al fine di migliorare subito le loro condizioni di mantenimento, e' stata affidata a una associazione zoofila a livello nazionale, particolarmente attiva nella zona. I reati ipotizzati al momento sono: uccisione di animali e loro maltrattamento; detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura; gestione di discarica non autorizzata e smaltimento illegale di rifiuti ad alto rischio costituiti da sottoprodotti di origine animale, ma si sta indagando anche per eventuali reati contro la pubblica amministrazione. Nei giorni scorsi, in un'area limitrofa al canile era stata rinvenuta una discarica abusiva con centinaia di carcasse di cani in stato di avanzata putrefazione. L'area era stata posta sotto sequestro dagli agenti della Forestale mentre si attendevano gli esiti delle indagini in corso. Dai controlli nel canile e' emerso che almeno il 45% degli animali presenta sintomi ascrivibili a leishmaniosi, alcuni esemplari presentano masse tumorali in varie parti del corpo, tali da comprometterne seriamente le funzioni vitali e non sono sottoposti ad alcuna terapia. Quasi tutti i cani maschi non sono stati sterilizzati e numerosi cani sono affetti da zoppia, presumibilmente a causa del pavimento dei box costituito da terreno sconnesso e pietre affioranti. Anche la struttura del canile ha evidenziato caratteristiche non compatibili con la buona cura degli animali, in quanto costituita da materiali fatiscenti (reti vetuste, con punte acuminate pericolose per l'incolumita' degli animali, magazzino del cibo infestato dai topi, mancanza di ripari per i cani che in tal modo rimangono esposti alle intemperie). Infine e' risultato che il canile non dispone del direttore sanitario per la prevenzione e la cura delle patologie ne' di adeguate strutture infermieristiche e non sono stati trovati farmaci per la cura degli animali.
(AGI)
SINDACO DI STATTE, NON RESPONSABILI PER CANILE LAGER
02/11/2007 10:32
Sono altri i Comuni convenzionati. Ma dimentica che
è comunque responsabile degli animali sul proprio
territorio in base all'articolo 3 del Dpr 31 marzo
1979.
Il Comune di Statte non e' responsabile del canile-lager che sorge sul territorio, a poca distanza dal quale domenica scorsa sono state trovate, in una gravina, un centinaio di carcasse di cani. Lo affermano il sindaco di Statte, Angelo Miccoli, e l'assessore comunale alla sanita', Vincenzo Chiarelli, i quali chiariscono che la situazione della struttura era ben nota all'ente il quale aveva gia' da tempo denunciato la situazione agli organi competenti, Prefettura, Asl, Comuni che utilizzano il canile, come Taranto e Massafra.
Il ritrovamento delle carcasse e i gravi problemi igienico-sanitari esistenti nel canile-rifugio gestito dalla societa' 'Tarentum 2000', erano stati denunciati domenica scorsa dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato e dai volontari della Polizia Ecozoofila dell'Associazione Unione Democratica.
'Il canile gestito dalla Tarentum - precisa il sindaco di Statte - non e' il canile municipale di Statte e non sono mai stati ospitati randagi accalappiati per conto del Comune, ne' mai il Comune di Statte ha stipulato una convenzione con la struttura'. 'In questo periodo - ha detto Miccoli - ci troviamo a fronteggiare una sorta di linciaggio mediatico per una situazione che invece riguarda i Comuni che utilizzano la struttura. Non vi e' alcuna nostra responsabilita' nel merito - ha affermato - e con rammarico invece di essere citati perche' virtuosi, le persone che amano i cani e gli animali ci inviano mail accusandoci di crudelta''. 'Siamo forse gli unici nella provincia di Taranto - afferma il sindaco di Statte - che abbiamo affrontato il problema del randagismo sia rispettando gli animali che tutelando salute e igiene pubblica'.( 'La nostra ultima informativa sulla questione Tarentum - afferma il sindaco di Statte - risale al 30 luglio scorso, quando abbiamo inviato al Prefetto di Taranto, alla Asl, ai Comuni che utilizzano la struttura e alle autorita' competenti, la ulteriore segnalazione di mancata o precaria attivita' di custodia e mantenimento dei cani'.
Intanto ieri pomeriggio, il sindaco Miccoli e l'assessore Chiarelli hanno incontrato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, l'assessore all'ecologia del Comune di Taranto, Bruno Pastore e il direttore generale dell'Ausl Colasanto, per affrontare il problema della rimozione e dello smaltimento delle carcasse degli animali.
Il sindaco di Statte informa che 'sara' convocata per la prossima settimana, dal Prefetto di Taranto, una conferenza dei servizi alla quale interverranno rappresentanti dei Comuni di Taranto e Statte, dell'Asl e dell'Arpa 'per la ricerca di una soluzione che non penalizzi il Comune di Statte, che non ha alcuna responsabilita' nel merito'. Nello stesso tempo, l'ufficio comunale ambiente e sanita' del Comune di Statte ha inoltrato all'Agenzia Regionale per l'Ambiente la richiesta di una indagine sull'inquinamento del suolo e del sottosuolo affinche' sia accertato al piu' presto se vi sia pericolo per la salute pubblica.
'Il Comune di Statte - afferma il sindaco - ha piu' volte riscontrato irregolarita' igienico sanitarie in quel canile e ha annualmente informato le autorita' competenti. L'ente su parere positivo dell'Asl, nel 2000, rilascio' una autorizzazione provvisoria per un numero di 160 cani ma, in seguito ad un sopralluogo fatto dal responsabile del settore ecologia e sanita' con il comandante dei carabinieri della stazione di Statte si constato' che nella struttura erano ospitati circa mille cani provenienti da diversi comuni della provincia'.
Il sindaco di Statte - prosegue la nota - comunico' pertanto alla Asl la decadenza dell'autorizzazione rilasciata in quanto la societa' non aveva prodotto il certificato di agibilita', riscontrando nel corso del sopralluogo, anche innovazioni e modifiche non autorizzate.
Il 12 luglio del 2000, il sindaco di Statte ordino' alla societa' di allontanare e sistemare gli animali in esubero, di provvedere all'adeguamento fognario, di munirsi delle autorizzazioni necessarie sia sanitarie che urbanistiche.
Ancora, nel febbraio 2004, 'sempre a seguito di un sopralluogo del servizio veterinario venne riscontrata - si sottolinea - la mancanza di autorizzazione sanitaria e vennero ritrovate carcasse di animali in un terreno adiacente alla struttura, e vennero ritrovati farmaci scaduti e senza prescrizioni mediche'. 'Il Comune - puntualizza il sindaco Miccoli - denuncio' la situazione alla Procura della Repubblica.
'I gestori della struttura avevano chiesto un risarcimento per i danni provocati dall'attivita' di controllo dell'Ente, ma con sentenza del 2005, il Tribunale di Taranto - prosegue il sindaco di Statte - ha stabilito che il comportamento del Comune e' stato del tutto legittimo negando la richiesta risarcitoria avanzata dalla societa''. 'I cani randagi di Statte - si precisa - sono ricoverati in altre strutture, nei canili Dac e San Raphael'. 'Il nostro Comune - afferma l'assessore Chiarelli - e' uno dei pochi Comuni della provincia che affronta seriamente il problema del randagismo, che collabora con le associazioni di volontariato, che provvede a sterilizzare maschi e femmine per immetterli nuovamente nel territorio muniti di collare (con impresso stemma comunale) e microchip'. Il Comune di Statte - si legge ancora nella nota - 'ha avviato con successo la campagna di affidamento dei randagi 'Prendi un fido in Affido' che ha gia' condotto alla liberazione di dieci posti per dieci nuovi cani accalappiati'. 'I cani malati - informa Chiarelli - vengono curati e trattenuti nel canile sanitario prima di essere rimessi in liberta'. I volontari curano e nutrono i randagi di Statte affinche' siano mansueti'.
(ANSA)
Il Comune di Statte non e' responsabile del canile-lager che sorge sul territorio, a poca distanza dal quale domenica scorsa sono state trovate, in una gravina, un centinaio di carcasse di cani. Lo affermano il sindaco di Statte, Angelo Miccoli, e l'assessore comunale alla sanita', Vincenzo Chiarelli, i quali chiariscono che la situazione della struttura era ben nota all'ente il quale aveva gia' da tempo denunciato la situazione agli organi competenti, Prefettura, Asl, Comuni che utilizzano il canile, come Taranto e Massafra.
Il ritrovamento delle carcasse e i gravi problemi igienico-sanitari esistenti nel canile-rifugio gestito dalla societa' 'Tarentum 2000', erano stati denunciati domenica scorsa dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato e dai volontari della Polizia Ecozoofila dell'Associazione Unione Democratica.
'Il canile gestito dalla Tarentum - precisa il sindaco di Statte - non e' il canile municipale di Statte e non sono mai stati ospitati randagi accalappiati per conto del Comune, ne' mai il Comune di Statte ha stipulato una convenzione con la struttura'. 'In questo periodo - ha detto Miccoli - ci troviamo a fronteggiare una sorta di linciaggio mediatico per una situazione che invece riguarda i Comuni che utilizzano la struttura. Non vi e' alcuna nostra responsabilita' nel merito - ha affermato - e con rammarico invece di essere citati perche' virtuosi, le persone che amano i cani e gli animali ci inviano mail accusandoci di crudelta''. 'Siamo forse gli unici nella provincia di Taranto - afferma il sindaco di Statte - che abbiamo affrontato il problema del randagismo sia rispettando gli animali che tutelando salute e igiene pubblica'.( 'La nostra ultima informativa sulla questione Tarentum - afferma il sindaco di Statte - risale al 30 luglio scorso, quando abbiamo inviato al Prefetto di Taranto, alla Asl, ai Comuni che utilizzano la struttura e alle autorita' competenti, la ulteriore segnalazione di mancata o precaria attivita' di custodia e mantenimento dei cani'.
Intanto ieri pomeriggio, il sindaco Miccoli e l'assessore Chiarelli hanno incontrato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, l'assessore all'ecologia del Comune di Taranto, Bruno Pastore e il direttore generale dell'Ausl Colasanto, per affrontare il problema della rimozione e dello smaltimento delle carcasse degli animali.
Il sindaco di Statte informa che 'sara' convocata per la prossima settimana, dal Prefetto di Taranto, una conferenza dei servizi alla quale interverranno rappresentanti dei Comuni di Taranto e Statte, dell'Asl e dell'Arpa 'per la ricerca di una soluzione che non penalizzi il Comune di Statte, che non ha alcuna responsabilita' nel merito'. Nello stesso tempo, l'ufficio comunale ambiente e sanita' del Comune di Statte ha inoltrato all'Agenzia Regionale per l'Ambiente la richiesta di una indagine sull'inquinamento del suolo e del sottosuolo affinche' sia accertato al piu' presto se vi sia pericolo per la salute pubblica.
'Il Comune di Statte - afferma il sindaco - ha piu' volte riscontrato irregolarita' igienico sanitarie in quel canile e ha annualmente informato le autorita' competenti. L'ente su parere positivo dell'Asl, nel 2000, rilascio' una autorizzazione provvisoria per un numero di 160 cani ma, in seguito ad un sopralluogo fatto dal responsabile del settore ecologia e sanita' con il comandante dei carabinieri della stazione di Statte si constato' che nella struttura erano ospitati circa mille cani provenienti da diversi comuni della provincia'.
Il sindaco di Statte - prosegue la nota - comunico' pertanto alla Asl la decadenza dell'autorizzazione rilasciata in quanto la societa' non aveva prodotto il certificato di agibilita', riscontrando nel corso del sopralluogo, anche innovazioni e modifiche non autorizzate.
Il 12 luglio del 2000, il sindaco di Statte ordino' alla societa' di allontanare e sistemare gli animali in esubero, di provvedere all'adeguamento fognario, di munirsi delle autorizzazioni necessarie sia sanitarie che urbanistiche.
Ancora, nel febbraio 2004, 'sempre a seguito di un sopralluogo del servizio veterinario venne riscontrata - si sottolinea - la mancanza di autorizzazione sanitaria e vennero ritrovate carcasse di animali in un terreno adiacente alla struttura, e vennero ritrovati farmaci scaduti e senza prescrizioni mediche'. 'Il Comune - puntualizza il sindaco Miccoli - denuncio' la situazione alla Procura della Repubblica.
'I gestori della struttura avevano chiesto un risarcimento per i danni provocati dall'attivita' di controllo dell'Ente, ma con sentenza del 2005, il Tribunale di Taranto - prosegue il sindaco di Statte - ha stabilito che il comportamento del Comune e' stato del tutto legittimo negando la richiesta risarcitoria avanzata dalla societa''. 'I cani randagi di Statte - si precisa - sono ricoverati in altre strutture, nei canili Dac e San Raphael'. 'Il nostro Comune - afferma l'assessore Chiarelli - e' uno dei pochi Comuni della provincia che affronta seriamente il problema del randagismo, che collabora con le associazioni di volontariato, che provvede a sterilizzare maschi e femmine per immetterli nuovamente nel territorio muniti di collare (con impresso stemma comunale) e microchip'. Il Comune di Statte - si legge ancora nella nota - 'ha avviato con successo la campagna di affidamento dei randagi 'Prendi un fido in Affido' che ha gia' condotto alla liberazione di dieci posti per dieci nuovi cani accalappiati'. 'I cani malati - informa Chiarelli - vengono curati e trattenuti nel canile sanitario prima di essere rimessi in liberta'. I volontari curano e nutrono i randagi di Statte affinche' siano mansueti'.
(ANSA)
CONDANNA ESEMPLARE PER CHI SPECULA SUI CANILI
02/11/2007 10:31
Condannato a sei anni e sei mesi di reclusione
l'imprenditore ed ex consigliere del Comune di
Brindisi Giovanni Di Bella, implicato nella vicenda
del "canile degli orrori" dove nel 1998 scomparvero
600 cani, per i quali il consigliere continuava a
percepire le rette comunali.
La LAV, costituitasi parte civile, ha seguito per due anni il processo e ora esprime soddisfazione per la sentenza in quanto Di Bella oltre alla reclusione non potrà più contrattare con la Pubblica Amministrazione e non potrà più ottenere canili in convenzione. Condannato a due anni di reclusione anche il fratello Teodoro Di Bella, che collaborava alla gestione del canile. Giustizia è fatta!
fonte:www.infolav.org
La LAV, costituitasi parte civile, ha seguito per due anni il processo e ora esprime soddisfazione per la sentenza in quanto Di Bella oltre alla reclusione non potrà più contrattare con la Pubblica Amministrazione e non potrà più ottenere canili in convenzione. Condannato a due anni di reclusione anche il fratello Teodoro Di Bella, che collaborava alla gestione del canile. Giustizia è fatta!
fonte:www.infolav.org
CACCIA: FIRENZE, TAR ACCOGLIE RICHIESTA WWF, STOP A PIOMBO
02/11/2007 10:28
2 novembre 2007 - Il tar toscana accoglie la
richiesta del wwf di sospensione cautelare dell'uso
delle munizioni da caccia contenenti piombo. Ora
chi caccia nella piana fiorentina e nella porzione
fiorentina del padule di Fucecchio dovra' farlo con
pallini d'acciaio. C'è voluto un decreto cautelare
del Tar, che accoglie la richiesta di sospensione
contenuta in un ricorso del Wwf, per ripristinare
la norma contenuta nella Delibera Regionale
923/2006, che dettava norme minime di salvaguardia
per le Zone di Protezione Speciale (cioè le aree
più importanti ai fini della tutela dell'avifauna
in Europa). "La Provincia di Firenze infatti, con
una delibera, aveva - si legge in una nota del Wwf
- clamorosamente annullato le norme di salvaguardia
della delibera regionale, fra cui in primis il
fondamentale divieto dell'utilizzo di pallini di
piombo, già introdotto in moltissimi paesi
all'estero". "I pallini di piombo, oltre a
costituire un grave fattore di inquinamento
ambientale, nelle zone umide causano - prosegue la
nota - ogni anno la morte di centinaia di migliaia
di uccelli acquatici (soprattutto anatre
selvatiche), che li assumono per ingestione quando
si alimentano filtrando il sedimento. Gli uccelli
acquatici sono infatti soliti ingoiare piccoli
sassolini che nel loro apparato digerente
favoriscono la frantumazione del cibo e al posto
dei sassolini possono ingoiare pallini di piombo
con conseguente avvelenamento. Per questo il piombo
nelle munizioni è bandito da vari trattati
internazionali e, salvo rare eccezioni, bandito
nelle aree umide di quasi tutti i paesi europei. Il
piombo può essere sostituito con materiali non
tossici, facilmente reperibili sul mercato, come ad
esempio l'acciaio".E non vi è solo il problema del
piombo. "Tutto questo - conclude la nota - dà la
misura della sensibilità della Provincia in questo
ambito (l'Assessore alla Caccia ha perfino avuto il
coraggio di definire tale stratagemma "un salto di
qualità nella protezione del Padule di Fucecchio"),
e del livello di sudditanza rispetto alle pressioni
delle parti più oltranziste del mondo venatorio".
In attesa della sentenza definitiva, il WWF
sottolinea che da oggi in queste aree i pallini di
piombo sono vietati e contravvenire a questo è
reato. Il WWF chiede a tutte le Forze dell'Ordine
di adoperarsi per far rispettare questo divieto,
fondamentale per la sopravvivenza delle popolazioni
di uccelli selvatici.
(AGI)
(AGI)
REVOCATA ORDINANZA ABBATTIMENTO COLOMBI NELL'ALESSANDRINO
02/11/2007 10:28
fonte:www.animalieanimali.it
2 novembre 2007 - Era il 10 settembre quando il sindaco di Ponti, cittadina in provincia di Alessandria, firmava l’ordinanza che prevedeva l’abbattimento di 50 colombi, ogni mese per un periodo di sei mesi, incaricando i locali cacciatori della sommaria esecuzione. L’ordinanza si basava sulle consuete, quanto aleatorie, argomentazioni usate da numerosi sindaci in tutta Italia: ipotetici problemi sanitari, danni all’agricoltura e generici disagi provocati ai cittadini. Nessuna di queste ragioni veniva peraltro supportata da alcuna indagine che avesse una qualche parvenza di scientificità, ma tanto è bastato perché dal 10 settembre i cacciatori si riversassero nelle circostanti campagne per seminare il loro carico di morte.
L’ufficio legale ed il settore fauna selvatica della LAV si sono subito attivati per bloccare l’insensato ed ingiustificabile massacro. Una diffida al Sindaco di Ponti ed una lettera al Prefetto di Alessandria, sono state subito inviate allo scopo di bloccare un’iniziativa che palesava numerosi profili d’illegittimità.
“I colombi fanno parte della fauna selvatica – dichiara Massimo Vitturi, responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV – a tale proposito vi è anche un recente pronunciamento della Corte di Cassazione che ha chiarito, una volta per tutte ed in maniera inequivocabile, che i colombi sono una specie protetta.”
Ora giunge notizia che il Sindaco di Ponti, a seguito di un incontro con il Prefetto di Alessandria, il 22 ottobre scorso ha provveduto a revocare l’ordinanza precedente e la LAV non nasconde la soddisfazione per il risultato ottenuto. “Ho contattato personalmente il sindaco di Ponti – conclude Vitturi – consigliandogli metodi incruenti, già applicati con successo in numerosi comuni italiani, per il controllo definitivo della popolazione di colombi. L’abbattimento è una soluzione solamente temporanea, oltre che estremamente cruenta, utile unicamente per soddisfare la sanguinaria passione dei cacciatori.”
2 novembre 2007 - Era il 10 settembre quando il sindaco di Ponti, cittadina in provincia di Alessandria, firmava l’ordinanza che prevedeva l’abbattimento di 50 colombi, ogni mese per un periodo di sei mesi, incaricando i locali cacciatori della sommaria esecuzione. L’ordinanza si basava sulle consuete, quanto aleatorie, argomentazioni usate da numerosi sindaci in tutta Italia: ipotetici problemi sanitari, danni all’agricoltura e generici disagi provocati ai cittadini. Nessuna di queste ragioni veniva peraltro supportata da alcuna indagine che avesse una qualche parvenza di scientificità, ma tanto è bastato perché dal 10 settembre i cacciatori si riversassero nelle circostanti campagne per seminare il loro carico di morte.
L’ufficio legale ed il settore fauna selvatica della LAV si sono subito attivati per bloccare l’insensato ed ingiustificabile massacro. Una diffida al Sindaco di Ponti ed una lettera al Prefetto di Alessandria, sono state subito inviate allo scopo di bloccare un’iniziativa che palesava numerosi profili d’illegittimità.
“I colombi fanno parte della fauna selvatica – dichiara Massimo Vitturi, responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV – a tale proposito vi è anche un recente pronunciamento della Corte di Cassazione che ha chiarito, una volta per tutte ed in maniera inequivocabile, che i colombi sono una specie protetta.”
Ora giunge notizia che il Sindaco di Ponti, a seguito di un incontro con il Prefetto di Alessandria, il 22 ottobre scorso ha provveduto a revocare l’ordinanza precedente e la LAV non nasconde la soddisfazione per il risultato ottenuto. “Ho contattato personalmente il sindaco di Ponti – conclude Vitturi – consigliandogli metodi incruenti, già applicati con successo in numerosi comuni italiani, per il controllo definitivo della popolazione di colombi. L’abbattimento è una soluzione solamente temporanea, oltre che estremamente cruenta, utile unicamente per soddisfare la sanguinaria passione dei cacciatori.”
GIORNATA DI LUTTO PER GLI ANIMALI
02/11/2007 10:28
Gli animali hanno perso il loro parroco: Monsignor
Canciani, che li ha lasciati all'età di
ottant'anni. Fu lui il primo ad aprire le porte
della chiesa agli animali domestici, benediceva
gatti, cani, agnelli e uccellini. Il suo amore
verso gli animali inizialmente gli procurò problemi
di incomprensione, ma col passare degli anni la sua
scelta animalista gli fece guadagnare sempre più
consensi e simpatie. Ci auguriamo che tanti altri
parroci seguano l'esempio e gli insegnamenti di Don
Mario Canciani, sarebbe il modo migliore di
celebrare in Chiesa il rispetto per tutti gli
esseri viventi. La LAV lo saluta e lo ricorda con
affetto.
fonte:www.infolav.org
fonte:www.infolav.org
5 X 1000 = 1
02/11/2007 10:28
La settimana prossima la Commissione Bilancio del
Senato discuterà l'emendamento per ridurre il tetto
del 5 x mille a 100 milioni di euro, pari all'1 per
mille. Il Governo aveva garantito la reintroduzione
del 5 per mille e l'innalzamento del tetto a 400
milioni di euro. Ma questo emendamento smentirebbe
le promesse. Se passasse, sarebbe una vera
umiliazione nei confronti di coloro che credono e
hanno scelto il mondo No profit. Scrivi ai senatori
membri della Commissione Bilancio del Senato che la
prossima settimana discuteranno sul destino del
Terzo settore, aderisci anche tu alla campagna
"Alziamo il tetto".
fonte:www.infolav.org
fonte:www.infolav.org
LAV E FORMAZIONE SUI DIRITTI DEGLI ANIMALI
02/11/2007 10:28
La LAV sta portando avanti un' intensa attività di
formazione sui diritti degli animali, rivolta in
particolare alle forze dell'ordine preposte a far
attuare ogni giorno le norme per la tutela degli
animali.
Di recente le lezioni si sono svolte presso la sede il Corpo Forestale di Cittaducale e a L'Aquila nella sede del Comando regionale del Corpo Forestale d'Abruzzo, a cura della dott.ssa Campanaro dell'Ufficio Legale e di Roberto Bennati, Responsabile Campagne Europee dell'associazione. La normativa sui trasporti e la normativa penale a tutela degli animali sono stati i punti focali delle giornate formative a cui hanno partecipato centinaia di agenti.
fonte:www.infolav.org
Di recente le lezioni si sono svolte presso la sede il Corpo Forestale di Cittaducale e a L'Aquila nella sede del Comando regionale del Corpo Forestale d'Abruzzo, a cura della dott.ssa Campanaro dell'Ufficio Legale e di Roberto Bennati, Responsabile Campagne Europee dell'associazione. La normativa sui trasporti e la normativa penale a tutela degli animali sono stati i punti focali delle giornate formative a cui hanno partecipato centinaia di agenti.
fonte:www.infolav.org