Discipline equestri
30/05/2006 11:06
http://www.proequo.it/newfiles/discipline-equestri.html
http://www.infolavmilano.org/v2.htm
http://www.infolavmilano.org/v2.htm
Caccia alle balene
29/05/2006 11:13
Il programma cosiddetto 'scientifico' del Giappone
di caccia alle balene nel Pacifico meridionale, che
secondo gli ambientalisti ha fini puramente
commerciali (cioe' alimentari), sta causando ancora
piu' danni di quanto finora pensato. E' quanto
rivela uno studio dell'universita' di Auckland in
Nuova Zelanda, preparato per il Fondo
internazionale per la conservazione degli animali,
secondo cui la popolazione delle specie cacciate e'
assai minore di quanto stimato dalla Commissione
baleniera internazionale.
Secondo il rapporto le balene minke, o balenottere dal rostro, la cui popolazione secondo le stime si era ripresa fino a raggiungere i 750 mila individui, secondo recenti ricognizioni del Pacifico meridionale non supera i 250 mila. Le balene gibbose, o megattere, sono ancora piu' scarse, con una popolazione attorno ad isole come le Figi, descritta come 'vicina a scomparire''.
Secondo le cifre presentate all'ultima riunione della Commissione baleniera, tenutasi il mese scorso a Hobart in Tasmania, le megattere al largo delle coste orientale ed occidentale dell'Australia sarebbero attorno a 16 mila, contro meno di 1000 negli anni 1960. Secondo la nuova ricerca invece la popolazione di megattere attorno alla Nuova Zelanda e alle isole del Pacifico e' molto inferiore.
Molte di queste balene migrano ogni estate australe nelle acque ricche di cibo dell'oceano meridionale, che le baleniere giapponesi frequentano ogni anno, spiega il professore di genetica della conservazione dell'ateneo, Scott Baker, che ha guidato al ricerca. ''Un arpionatore giapponese sulla prua di una baleniera non sa se quella megattera a cui sta puntando viene dalla Grande barriera corallina, dove la specie e' relativamente abbondante, o dalle Figi dove la popolazione e' sotto i 100 esemplari'', ha detto. ''Non vorremmo uccidere 50 balene neanche se vengono dalla Grande barriera corallina, ma se vengono dalle Figi, significa distruggere quella popolazione''.
La Norvegia, il Giappone e l'Islanda hanno cacciato principalmente balene minke da quando e' entrata in vigore la moratoria sulla caccia commerciale nel 1986. Dal prossimo anno tuttavia il Giappone vuole includere anche 50 megattere e 50 balenottere azzurre nella quota del suo controverso programma scientifico.
Secondo il rapporto le balene minke, o balenottere dal rostro, la cui popolazione secondo le stime si era ripresa fino a raggiungere i 750 mila individui, secondo recenti ricognizioni del Pacifico meridionale non supera i 250 mila. Le balene gibbose, o megattere, sono ancora piu' scarse, con una popolazione attorno ad isole come le Figi, descritta come 'vicina a scomparire''.
Secondo le cifre presentate all'ultima riunione della Commissione baleniera, tenutasi il mese scorso a Hobart in Tasmania, le megattere al largo delle coste orientale ed occidentale dell'Australia sarebbero attorno a 16 mila, contro meno di 1000 negli anni 1960. Secondo la nuova ricerca invece la popolazione di megattere attorno alla Nuova Zelanda e alle isole del Pacifico e' molto inferiore.
Molte di queste balene migrano ogni estate australe nelle acque ricche di cibo dell'oceano meridionale, che le baleniere giapponesi frequentano ogni anno, spiega il professore di genetica della conservazione dell'ateneo, Scott Baker, che ha guidato al ricerca. ''Un arpionatore giapponese sulla prua di una baleniera non sa se quella megattera a cui sta puntando viene dalla Grande barriera corallina, dove la specie e' relativamente abbondante, o dalle Figi dove la popolazione e' sotto i 100 esemplari'', ha detto. ''Non vorremmo uccidere 50 balene neanche se vengono dalla Grande barriera corallina, ma se vengono dalle Figi, significa distruggere quella popolazione''.
La Norvegia, il Giappone e l'Islanda hanno cacciato principalmente balene minke da quando e' entrata in vigore la moratoria sulla caccia commerciale nel 1986. Dal prossimo anno tuttavia il Giappone vuole includere anche 50 megattere e 50 balenottere azzurre nella quota del suo controverso programma scientifico.
A TUTTI COLORO CHE SFAMANO COLONIE E O GATTI LIBERI
24/05/2006 15:23
Si sono verificati casi di un virus infettivo che
fa sbavare i gatti saliva e sangue.
Dei gatti sono morti perche' questo virus e' stato trattato dai veterinari come avvelenamento quando invece non lo e'...
In realta' il gatto sbava perche' ha delle ulcere in bocca e va trattato dal veterinario con lo Stomorgyl...
almeno per ora ha avuto successo.
Quindi se purtroppo vi dovesse capitare che qualche gatto all'inizio rifiuta il cibo, poi lo sentite piangere, poi lo vedete sbavare...prendete un trasportino e acchiappatelo al piu' presto....
Le cure appunto sono:
Stomorgyl, flebo per reidratazione, e alimentazione forzata (A/D della Hill's umido, molto carico per il recupero)...
I gatti muoiono perche' le ulcere sono dolorosissime(piangono molto) e gli impediscono di mangiare...e quindi si debilitano fino alla morte.
Dei gatti sono morti perche' questo virus e' stato trattato dai veterinari come avvelenamento quando invece non lo e'...
In realta' il gatto sbava perche' ha delle ulcere in bocca e va trattato dal veterinario con lo Stomorgyl...
almeno per ora ha avuto successo.
Quindi se purtroppo vi dovesse capitare che qualche gatto all'inizio rifiuta il cibo, poi lo sentite piangere, poi lo vedete sbavare...prendete un trasportino e acchiappatelo al piu' presto....
Le cure appunto sono:
Stomorgyl, flebo per reidratazione, e alimentazione forzata (A/D della Hill's umido, molto carico per il recupero)...
I gatti muoiono perche' le ulcere sono dolorosissime(piangono molto) e gli impediscono di mangiare...e quindi si debilitano fino alla morte.
Sondaggio
24/05/2006 15:19
Partecipate al sondaggio sulla vivisezione su SKY
news all'indirizzo:
http://www.sky.com/skynews/polls/displayresults/1,,91153-1003444,00.html
Domanda: Siete favorevoli ai test sugli animali ?
cliccare su NO e poi su "Vote now"
http://www.sky.com/skynews/polls/displayresults/1,,91153-1003444,00.html
Domanda: Siete favorevoli ai test sugli animali ?
cliccare su NO e poi su "Vote now"
Conigli pigmei in via di estinzione
19/05/2006 09:07
Una razza di conigli pigmei di una regione
nell'estremo Nord-Ovest degli Stati Uniti, al
confine con il Canada, e' avviata verso
l'estinzione: e', infatti, morto l'ultimo coniglio
maschio pigmeo del bacino del fiume Columbia.
Gli sopravvivono due esemplari di femmine, Lolo e Bryn, inserite in un programma di allevamento per la tutela degli animali in via d'estinzione. Non e' tuttavia escluso al 100% che ci siano ancora maschi in liberta'.
Noto per la sue minute dimensioni, questo tipo di coniglio abitava le steppe intorno al fiume Columbia: venne inserito nel 1990 nella lista delle specie minacciate. Incerte le cause della brusca diminuzione della popolazione dei conigli pigmei: fra quelle citate, la presenza di predatori, il degrado dell'habitat e gli incendi.
Nel marzo 2003, il coniglio pigmeo del bacino del Columbia era stato riconosciuto come animale in pericolo d'estinzione.
Il Dipartimento di caccia e pesca dello Stato di Washington ha varato numerosi programmi di allevamento in cattivita', ma senza successo.
Gli sopravvivono due esemplari di femmine, Lolo e Bryn, inserite in un programma di allevamento per la tutela degli animali in via d'estinzione. Non e' tuttavia escluso al 100% che ci siano ancora maschi in liberta'.
Noto per la sue minute dimensioni, questo tipo di coniglio abitava le steppe intorno al fiume Columbia: venne inserito nel 1990 nella lista delle specie minacciate. Incerte le cause della brusca diminuzione della popolazione dei conigli pigmei: fra quelle citate, la presenza di predatori, il degrado dell'habitat e gli incendi.
Nel marzo 2003, il coniglio pigmeo del bacino del Columbia era stato riconosciuto come animale in pericolo d'estinzione.
Il Dipartimento di caccia e pesca dello Stato di Washington ha varato numerosi programmi di allevamento in cattivita', ma senza successo.
Fisco, cani allevati entrano nel reddito agrario
08/05/2006 08:35
Il Decreto 20 aprile 2006 (Determinazione del
reddito derivante dall'allevamento di animali per
il biennio 2005-2006, ai sensi degli articoli 32,
comma 3, e 56, comma 5, del Testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con Decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917.) considera l’allevamento di cani come
attivitą agricola ai fini delle imposte dirette e
stabilisce il numero di animali rientranti nel
reddito agrario nonchč il reddito forfettario
applicabile agli animali allevati in eccedenza da
persone fisiche, societą semplici o enti non
commerciali. Per l’allevamento di cani
occorre un ettaro di terreni di prima fascia per
allevare 87,48 animali; per ogni cane allevato in
eccedenza il reddito č pari a 7,02 euro (importo
raddoppiato se l’impresa č una ditta
individuale enza dipendenti). Le imprese di
allevamento eccedenti i limiti del reddito agrario
devono tenere il libro di carico e scarico degli
animali allevati. L’inserimento
dell’allevamento di cani nel reddito agrario
č gią valida per il periodo d’imposta 2005 (
Unico 2006). L’attivitą cinotecnica era gią
stata inquadrata nel settore agricolo dalla legge
23 agosto 1993 n. 349; il successivo decreto di
attuazione 28 gennaio 1994 ha stabilito che
l’attivitą di allevamento di cani assume
natura di impresa quando l’allevamento abbia
per oggetto almeno cinque fattrici le quali
annualmente producano almeno trenta cuccioli.
2000 uccelli a rischio estinzione
04/05/2006 15:34
ROMA - Piu' di duemila (2.005) specie di uccelli su
9.799, pari a un quinto del totale mondiale, si
trovano a rischio d'estinzione o a rischio di
diventarlo in breve tempo. Ad affermarlo e'
BirdLife International, la piu' grande rete
mondiale di associazioni che difendono gli uccelli
nel suo rapporto annuale sullo stato degli uccelli
nel mondo diffuso in Italia dalla Lipu.
Alle 1.210 specie che si sapeva essere in pericolo di estinzione, pari a un ottavo del totale, se ne aggiungono oggi - sottolinea la Lipu - altre 795 per le quali e' urgente intervenire con politiche di tutela, in assenza delle quali rischiano seriamente di finire sull'orlo dell'estinzione.
Tra queste specie colpite da una crisi profonda troviamo la Pittima reale, un migratore concentrato in Europa, la cui popolazione e' calata drasticamente del 25% negli ultimi 15 anni a causa della bonifica delle zone umide e dell'intensificazione agricola, che hanno irrimediabilmente distrutto l'habitat dove nidifica.
''L'Italia e' al limite delle aree di nidificazione per questa specie - spiega Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca Lipu - e conta la presenza di sole 10-20 coppie. In Europa la Pittima reale si concentra soprattutto in Olanda, dove e' in declino, e in Islanda, dove invece mostra segni di ripresa''.
Le specie di uccelli che fanno invece parte della categoria ''Critically Endangered'', ossia che si trovano in una situazione di rischio di estinzione estremamente elevato, sono ben 181. Tra di esse il Raggio di sole dorsopurpureo, una specie che vive confinata in un solo chilometro quadrato di foresta nell'Ovest del Peru'. L'habitat di questa specie, costituito da alberi di Ontano, e' stato rimpiazzato da eucalipti, con un effetto devastante tale da ridurne la popolazione a meno di un migliaio di individui.
Altre specie esposte al rischio massimo d'estinzione - sempre secondo il rapporto di BirdLife - sono l'Averla capinera e la Nettarinia di Loveridge, che vivono confinate nelle montagne Uluguru in Tanzania.
Vi sono pero' casi - precisa BirdLife International - di salvataggi dall'estinzione, come per esempio il Tessitore delle Seychelles, un piccolo uccello canoro la cui popolazione e' aumentata grazie alla ricostituzione e tutela del bosco, suo habitat preferito. O come per il Cantore di macchia zampelunghe dello Sri Lanka, che si credeva estinto ma che e' di recente stato osservato.
''Abbiamo davanti a noi una sfida enorme, costituita dal migliorare lo status di queste 1.210 specie minacciate d|estizione e le 795 nuove che rischiano di diventarlo - ha dichiarato Stuart Butchart, Coordinatore del programma sulle specie globali di BirdLife International - Le storie di successo rendono pero' evidente come l'attuazione di politiche di conservazione possono salvare gli uccelli dall'estinzione''.
Alle 1.210 specie che si sapeva essere in pericolo di estinzione, pari a un ottavo del totale, se ne aggiungono oggi - sottolinea la Lipu - altre 795 per le quali e' urgente intervenire con politiche di tutela, in assenza delle quali rischiano seriamente di finire sull'orlo dell'estinzione.
Tra queste specie colpite da una crisi profonda troviamo la Pittima reale, un migratore concentrato in Europa, la cui popolazione e' calata drasticamente del 25% negli ultimi 15 anni a causa della bonifica delle zone umide e dell'intensificazione agricola, che hanno irrimediabilmente distrutto l'habitat dove nidifica.
''L'Italia e' al limite delle aree di nidificazione per questa specie - spiega Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca Lipu - e conta la presenza di sole 10-20 coppie. In Europa la Pittima reale si concentra soprattutto in Olanda, dove e' in declino, e in Islanda, dove invece mostra segni di ripresa''.
Le specie di uccelli che fanno invece parte della categoria ''Critically Endangered'', ossia che si trovano in una situazione di rischio di estinzione estremamente elevato, sono ben 181. Tra di esse il Raggio di sole dorsopurpureo, una specie che vive confinata in un solo chilometro quadrato di foresta nell'Ovest del Peru'. L'habitat di questa specie, costituito da alberi di Ontano, e' stato rimpiazzato da eucalipti, con un effetto devastante tale da ridurne la popolazione a meno di un migliaio di individui.
Altre specie esposte al rischio massimo d'estinzione - sempre secondo il rapporto di BirdLife - sono l'Averla capinera e la Nettarinia di Loveridge, che vivono confinate nelle montagne Uluguru in Tanzania.
Vi sono pero' casi - precisa BirdLife International - di salvataggi dall'estinzione, come per esempio il Tessitore delle Seychelles, un piccolo uccello canoro la cui popolazione e' aumentata grazie alla ricostituzione e tutela del bosco, suo habitat preferito. O come per il Cantore di macchia zampelunghe dello Sri Lanka, che si credeva estinto ma che e' di recente stato osservato.
''Abbiamo davanti a noi una sfida enorme, costituita dal migliorare lo status di queste 1.210 specie minacciate d|estizione e le 795 nuove che rischiano di diventarlo - ha dichiarato Stuart Butchart, Coordinatore del programma sulle specie globali di BirdLife International - Le storie di successo rendono pero' evidente come l'attuazione di politiche di conservazione possono salvare gli uccelli dall'estinzione''.
Orsi polari e ippopotami rischiano l'estinzione
02/05/2006 15:37
GINEVRA - Orsi polari ed ippopotami vanno ad
arricchire il lungo elenco di specie animali che
rischiano l' estinzione a causa dei cambiamenti
climatici, della caccia senza regole e di tante
altre minacce provenienti dall'uomo. Lo ha
annunciato in un rapporto la World Conservation
Union (Iucn), una delle agenzie leader nel settore
dell'ambiente che ha aggiunto 530 specie nuove alla
''lista rossa'' di specie a rischio redatta due
anni fa.
Se non si verifichera' un'inversione di tendenza del riscaldamento globale terrestre, l'agenzia ambientalista predice che la popolazione degli orsi polari si ridurra' del 30% nei prossimi 45 anni, man mano che si sciogliera' la calotta glaciale deprivando gli animali del loro habitat.
Se precedentemente l'orso polare figurava nella classifica di Iucn nella casella delle specie a ''conservazione dipendente'', ora e' in quella delle specie ''vulnerabili'', un gradino sotto quelle ''in pericolo''. Lo stesso vale per gli ippopotami.
Per la Iucn sono piu' di 16.000 le specie di animali e piante minacciate, una ogni quattro specie di mammiferi ed una ogni otto specie di uccelli. I paesi che ospitano il piu' ampio numero di specie a rischio di scomparire - ha constatato l'agenzia - sono la Cina, il Brasile e l'Australia.
Se non si verifichera' un'inversione di tendenza del riscaldamento globale terrestre, l'agenzia ambientalista predice che la popolazione degli orsi polari si ridurra' del 30% nei prossimi 45 anni, man mano che si sciogliera' la calotta glaciale deprivando gli animali del loro habitat.
Se precedentemente l'orso polare figurava nella classifica di Iucn nella casella delle specie a ''conservazione dipendente'', ora e' in quella delle specie ''vulnerabili'', un gradino sotto quelle ''in pericolo''. Lo stesso vale per gli ippopotami.
Per la Iucn sono piu' di 16.000 le specie di animali e piante minacciate, una ogni quattro specie di mammiferi ed una ogni otto specie di uccelli. I paesi che ospitano il piu' ampio numero di specie a rischio di scomparire - ha constatato l'agenzia - sono la Cina, il Brasile e l'Australia.