Romania
cani in mezzo alla strada, soldi buttati al vento...
I cani condannati nei canili di Pallady non possono
più essere riscattati, l partenza del progetto clinica
mobile è rimandato.
Ma Sara resiste: sta lavorando con gli operai del
comune giorno e notte. Per favore aiutiamola tutti:
almeno con il 5 per mille dell'irpef. Se non l'avete
ancora destinato questo è il codice fiscale di SAVE
THE DOGS 97394230151
Grazie di cuore
Webcam
Da guardare.
Romania
Da
tre giorni l'innalzamento straordinario del livello
del Danubio ha messo in grande difficoltà il
rifugio di Cernavoda. Dal 1895 non si
registrava una piena di queste dimensioni, e
purtroppo il centro di sterilizzazione sorge a
poche decine di metri dal fiume.
L'intervento del comune finora ha scongiurato la
tragedia: sono state costruite dighe artificiali di
terra e sassi intorno al rifugio, già
ricoperto da 40cm d'acqua e parzialmente evacuato
dai cani, per prevenire una catastrofe.
Oggi è prevista un'onda del Danubio che innalzerà
ulteriormente il livello dell'acqua di circa 40 cm.
Le moto pompe
lavorano senza sosta per svuotare i recinti dei
cani, mentre nella clinica l'acqua ha già iniziato
a filtrare attraverso le pareti.
I frigoriferi che conservavano il cibo dei cani
sono fuori uso, siamo costretti ad acquistare
urgentemente mangime secco per tutti i 240
ospiti.
Questa settimana partiranno almeno 7 animali verso
l'Italia, ma speriamo che qualche passeggero già in
viaggio sulla rotta Bucarest-Milano dia la
sua disponibilità ad accompagnarne altri.
Grazie a tutti per il vostro aiuto in un momento
così difficile.
Altre foto del canile alluvionato su
www.canibucarest.it
PER AIUTARCI : info@savethedogs.it
tel. 320 6521564
Conto corrente bancario intestato a Save the Dogs
onlus
CONTO BANCO POSTA n° 62998497
ABI: 07601 CAB:01600
Conto corrente postale intestato a Save the Dogs
onlus
CONTO BANCO POSTA n° 62998497

Strage balene
Decine
di balene arenatesi senza scampo sulla costa delle
Canarie dall'inizio dell'anno e cinque morte solo
nell'ultima settimana hanno spinto gli ecologisti a
denunciare ''una strage di cetacei'' ed a puntare i
sospetti sui sonar della marina degli Stati Uniti
che starebbe compiendo manovre a largo della costa
africana.
Il Partito Verde Canario (Pvc) ha chiesto al
ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel
Moratinos, di attivarsi per accertare eventuali
responsabilita' di paesi terzi, a cominciare da
quelli limitrofi primo il Marocco, nella morte dei
cetacei ''che sono specie protette in acque
protette da una moratoria europea'' e che arrivano
in fin di vita alla costa dopo essere entrati in
contatto con le frequenze dei sonar o di
apparecchiature per le ricerche petrolifere
sottomarine.
''E' da tempo in atto una moratoria Ue sull'uso dei
sonar nelle acque europee e l'area intorno alle
Canarie e' stata dichiarata 'Zona particolarmente
sensibile' dalla Organizzazione marittima
internazionale - spiega all'Ansa il portavoce del
Pcv Rafael Rodriguez - ma non sappiamo cosa accade
in mare aperto.
Per questo ci siamo rivolti una settimana fa a
Moratinos, e stiamo aspettando una risposta''.
''Per adesso, quello che ci risulta - dice - e' che
unita' statunitensi stanno operando lungo la costa
africana nel quadro della Pan-Sahel Initiative''.
In passato gli Usa si erano impegnati, di fronte
alle proteste, a non usare i vecchi sonar, piu'
pericolosi, mentre Madrid aveva riconosciuto in un
caso almeno la sua responsabilita' promettendo di
tener conto della situazione.
Rodriguez spiega che le Canarie sono uno dei punti
di transito piu' importanti al mondo per le balene,
ma intorno all'arcipelago risiedono anche numerosi
cetacei stanziali il che fa della zona un luogo
strategico per la loro sopravvivenza, mentre in
realta' e' sempre piu' spesso, misteriosamente,
teatro della loro fine.
Le ultime due balene perite, denuncia il Pcv, sono
apparse a largo di Fuerteventura mentre il corpo
senza vita di un capodoglio di otto metri e' stato
individuato a largo dell'isola de La Gomera durante
il fine settimana. Il capodoglio e' la balena resa
famosa dal romanzo 'Moby Dick' di Herman Melville.
A queste vittime vanno aggiunti due Zifi deceduti
la settima scorsa. Lo Zifio, lungo in media fra 5 e
6 metri, e' il cetaceo che nel gennaio scorso mori'
nel Tamigi.
''E' una situazione molto sospetta - dice all'Ansa
Antonio Hernandez, dell'organizzazione Ecologisti
in Azione - si tratta infatti in tutti e cinque i
casi di cetacei che vivono a bassissime
profondita', come gli Zifi, cioe' fino a 1800 metri
e che sono sensibili quindi sia ai sonar che alla
strumentazione e alle esplosioni delle imprese
petrolifere che operano in mare''.
''I cetacei - spiega Hernandez - dalle profondita'
dove ricavano gran parte della propria
alimentazione, risalgono in superficie come i
sommozzatori, cioe' gradualmente.
L'interferenza dei sonar o di altra strumentazione
o le esplosioni sottomarine provocano uno shock
nell'animale che emerge allora in modo repentino
provocandosi danni irreversibili''.
Secondo Rodriguez ''non c'e dubbio che qualcosa sta
succedendo nel mare vicino alle Canarie'', e spiega
che i cetacei morti ''erano sani, non avevano
nessun tipo di malattia o virus''. Ed aggiunge che
''gli studi realizzati dall'Universita' di Las
Palmas hanno accertato che ''i sonar attivi
utilizzati nelle manovre militari producono la
morte delle balene''. E spiega che il prof Antonio
Fernandez dell'Universita' di Las Palmas e' stato
il primo a dimostrare il legame tra le morti dei
cetacei e l'uso dei sonar, pubblicando un articolo
sulla rivista Nature che ne ha fatto il principale
esperto mondiale. E recentemente Fernandez ha
partecipato a Londra alla necroscopia della balena
finita nel Tamigi, ma morta per ragioni diverse da
quelle che riguardano la strage in atto in Spagna.
''Dall'inizio dell'anno sono venti i cetacei
arenatesi alle Canarie - dice Rodriguez - e
naturalmente e' una cifra minima rispetto a quella
reale. Stiamo infatti parlando solo degli animali
che abbiamo ritrovato. Molti di piu' muoiono e
vengono inghiottiti dall'oceano''.
Dal 2003, quando gli ecologisti cominciarono a
preoccuparsi per gli arenamenti in massa di cetacei
alle Canarie, spiega Rodriguez, ''si puo' parlare
certamente di molte centinaia di balene morte. Un
numero drammatico che rischia di crescere
rapidamente se la Spagna ma anche l'Ue non
smetteranno di nascondere la testa nella sabbia e
affronteranno con decisione il
problema''.(ANSA)
Caccia balene
Le
più vecchie cacciavano balene dagli anni '30 del
Novecento, come la maggiore, la Nissui, un gigante
dell'industria della pesca. Fatto sta che alcune
imprese giapponesi - cinque secondo la BBC, sei
secondo l'australiano Sidney Morning Herald - hanno
deciso di lasciare definitivamente il campo,
daranno via le baleniere, sposteranno le risorse su
altre attività pescherecce, smetteranno anche di
inscatolare carne di balena "appena finiti gli
stock" (Nissui). I proventi dell'operazione
verrebbero trasferiti "a iniziative di finalità
sociale" - fra le quali comunque, in primo luogo
all'Istituto governativo giapponese intitolato alla
"Ricerca sui cetacei", che governa l'attività
baleniera. L'evento è certamente di rilievo,
considerando come il Giappone, con la Norvegia,
continui a non voler rispettare la proibizione
della caccia ai grandi cetacei, sancita dal 1986 da
una Convenzione internazionale, sempre motivando
questa scelta con "ragioni di ricerca", ma anche
con la volontà di salvaguardare attività e
abitudini alimentari limitate ma tradizionali, ed
anzi ha lanciato per quest'anno il maggiore
programma di caccia da molti anni. Gli
ambientalisti nel mondo, specie quelli dei paesi
che si affacciano sul Pacifico, non nascondono la
soddisfazione.
Molte loro organizzazioni si sentono parte in
causa, e rivendicano l'azione a vasto raggio che
hanno promosso in questi mesi per sensibilizzare
l'opinione pubblica, anche assalendo pacificamente
le baleniere all'opera nell'Antartide, ma anche
cercando di colpire più direttamente gli interessi
delle imprese coinvolte nella caccia. Un'arma
efficace, si vanta da parte di GreenPeace, sembra
essere stata la campagna accuratamente mirata che
ha sollecitato i consumatori a inondare con decine
di migliaia di e-mail il management di imprese
compartecipate da Nissui, come in Nuova Zelanda o
negli Stati Uniti, o che hanno contratti con le
ditte che oggi si ritirano, come in Argentina. Da
parte delle ditte interessate si nega o si
rifiutano commenti a riguardo. All'Istituto per la
Ricerca sui Cetacei non ci si mostra preoccupati,
confermando che l'Istituto godrà del trasferimento
nelle sue mani delle quote di partecipazione al
controllo del grosso della flotta baleniera
giapponese. Sette delle otto navi che la compongono
sono infatti gestite dalla Kyodo Senpaku, finora
controllata dalle imprese che lasciano, che
continuerà ad operare: "raddoppiando l'impegno",
dice un suo dirigente. Dall'Agenzia nazionale per
la Pesca si può così affermare che il ritiro delle
imprese private dall'attività baleniera permetterà
anzi di render chiaro, dice un suo dirigente "che
questa attività è sostenuta dall'intero Giappone" e
non già da interessi particolari o commerciali.
Mentre è confermato l'obiettivo prefissato
quest'anno: cacciare il doppio delle circa 850
balene che ogni anno la flotta cattura e processa.
(Astro9colonne)
Aviaria e gatti
Studiare
piu' in dettaglio gli effetti prodotti nei gatti
dal virus H5N1 responsabile dell'infezione da
influenza aviaria nei gatti: e' l'invito lanciato
dalle pagine di Nature da un gruppo di studiosi
coordinati da Albert Osterhaus, dell'universita'
Erasmus di Rotterdam, e del quale fa parte il
responsabile della divisione Salute animale della
FAO, Peter Roeder.
Il sospetto degli studiosi, per il momento non
confermato, e' che i gatti potrebbero giocare un
ruolo importante nella diffusione del virus H5N1.
Temono infatti che i gatti potrebbero essere un
serbatoio nel quale il virus H5N1 possa modificarsi
e diventare capace di trasmettersi all'uomo.
Considerando tutte le infezioni da H5N1 avvenute
nei felini a partire dal 2004, gli studiosi
raccomandano che ''nuove precauzioni siano prese
dalle nazioni e dagli organi preposti a combattere
l'influenza aviaria per minimizzare il rischio che
i gatti siano infettati e diffondano all'uomo e ad
altre specie il virus aviario altamente patogeno''.
La prima notizia di infezione e morte di gatti
domestici causata dal virus H5N1 risale al febbraio
2004 in Thailandia; poco prima animali selvatici,
tigri e leopardi, di alcuni zoo erano morti dopo
aver mangiato carcasse di polli. Nonostante la
registrazione di questi e altri casi, hanno scritto
gli esperti sulla rivista, il ruolo dei gatti
nell'epidemiologia di H5N1 e' stato finora di gran
lunga trascurato.
Nonostante l'Organizzazione Mondiale della Sanita'
(OMS) solo nel febbraio scorso abbia dichiarato che
''ad oggi non vi e' alcuna evidenza che i gatti
domestici giochino un ruolo nel ciclo di
trasmissione di H5N1'', gli autori della ricerca
rilevano che infezioni fatali nei gatti si sono
verificate in Paesi dove H5N1 e' endemico nel
pollame. Rilevano inoltre che in Germania, subito
dopo che il virus aveva fatto breccia tra gli
uccelli selvatici, sono stati trovati gatti colpiti
dal virus H5N1. I ricercatori rilevano inoltre come
il fatto che sia stata registrata l'infezione dei
gatti per via alimentare possa significare che
l'intestino costituisca una nuova rotta del virus
dell'influenza nei mammiferi.
''Nonostante tutte le incertezze del caso - hanno
rilevato gli autori - crediamo che il ruolo
potenziale dei gatti dovrebbe essere considerato in
linee guida per controllare la diffusione di
H5N1''. I ricercatori raccomandano inoltre di
''evitare ogni contatto tra uccelli e gatti'' nelle
aree colpite dal virus.
(ANSA)