apr 2006

Romania

Senza parole.... Un terzo del rifugio da ricostruire,
cani in mezzo alla strada, soldi buttati al vento...
I cani condannati nei canili di Pallady non possono
più essere riscattati, l partenza del progetto clinica
mobile è rimandato.
Ma Sara resiste: sta lavorando con gli operai del
comune giorno e notte. Per favore aiutiamola tutti:
almeno con il 5 per mille dell'irpef. Se non l'avete
ancora destinato questo è il codice fiscale di SAVE
THE DOGS 97394230151
Grazie di cuore

Webcam

birdcam.it è il nuovo portale realizzato da Ornis italica per raccogliere le birdcam italiane e che continua le attività cominciate con www.enelbirdcam.com
Da guardare.

Romania

Da tre giorni l'innalzamento straordinario del livello del Danubio ha messo in grande difficoltà il rifugio di Cernavoda. Dal 1895 non si
registrava una piena di queste dimensioni, e purtroppo il centro di sterilizzazione sorge a poche decine di metri dal fiume.
L'intervento del comune finora ha scongiurato la tragedia: sono state costruite dighe artificiali di terra e sassi intorno al rifugio, già
ricoperto da 40cm d'acqua e parzialmente evacuato dai cani, per prevenire una catastrofe.
Oggi è prevista un'onda del Danubio che innalzerà ulteriormente il livello dell'acqua di circa 40 cm. Le moto pompe
lavorano senza sosta per svuotare i recinti dei cani, mentre nella clinica l'acqua ha già iniziato a filtrare attraverso le pareti.
I frigoriferi che conservavano il cibo dei cani sono fuori uso, siamo costretti ad acquistare urgentemente mangime secco per tutti i 240
ospiti.
Questa settimana partiranno almeno 7 animali verso l'Italia, ma speriamo che qualche passeggero già in viaggio sulla rotta Bucarest-Milano dia la
sua disponibilità ad accompagnarne altri.
Grazie a tutti per il vostro aiuto in un momento così difficile.

Altre foto del canile alluvionato su www.canibucarest.it

PER AIUTARCI : info@savethedogs.it
tel. 320 6521564

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Strage balene

Decine di balene arenatesi senza scampo sulla costa delle Canarie dall'inizio dell'anno e cinque morte solo nell'ultima settimana hanno spinto gli ecologisti a denunciare ''una strage di cetacei'' ed a puntare i sospetti sui sonar della marina degli Stati Uniti che starebbe compiendo manovre a largo della costa africana.
Il Partito Verde Canario (Pvc) ha chiesto al ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, di attivarsi per accertare eventuali responsabilita' di paesi terzi, a cominciare da quelli limitrofi primo il Marocco, nella morte dei cetacei ''che sono specie protette in acque protette da una moratoria europea'' e che arrivano in fin di vita alla costa dopo essere entrati in contatto con le frequenze dei sonar o di apparecchiature per le ricerche petrolifere sottomarine.
''E' da tempo in atto una moratoria Ue sull'uso dei sonar nelle acque europee e l'area intorno alle Canarie e' stata dichiarata 'Zona particolarmente sensibile' dalla Organizzazione marittima internazionale - spiega all'Ansa il portavoce del Pcv Rafael Rodriguez - ma non sappiamo cosa accade in mare aperto.
Per questo ci siamo rivolti una settimana fa a Moratinos, e stiamo aspettando una risposta''. ''Per adesso, quello che ci risulta - dice - e' che unita' statunitensi stanno operando lungo la costa africana nel quadro della Pan-Sahel Initiative''.
In passato gli Usa si erano impegnati, di fronte alle proteste, a non usare i vecchi sonar, piu' pericolosi, mentre Madrid aveva riconosciuto in un caso almeno la sua responsabilita' promettendo di tener conto della situazione.
Rodriguez spiega che le Canarie sono uno dei punti di transito piu' importanti al mondo per le balene, ma intorno all'arcipelago risiedono anche numerosi cetacei stanziali il che fa della zona un luogo strategico per la loro sopravvivenza, mentre in realta' e' sempre piu' spesso, misteriosamente, teatro della loro fine.
Le ultime due balene perite, denuncia il Pcv, sono apparse a largo di Fuerteventura mentre il corpo senza vita di un capodoglio di otto metri e' stato individuato a largo dell'isola de La Gomera durante il fine settimana. Il capodoglio e' la balena resa famosa dal romanzo 'Moby Dick' di Herman Melville. A queste vittime vanno aggiunti due Zifi deceduti la settima scorsa. Lo Zifio, lungo in media fra 5 e 6 metri, e' il cetaceo che nel gennaio scorso mori' nel Tamigi.
''E' una situazione molto sospetta - dice all'Ansa Antonio Hernandez, dell'organizzazione Ecologisti in Azione - si tratta infatti in tutti e cinque i casi di cetacei che vivono a bassissime profondita', come gli Zifi, cioe' fino a 1800 metri e che sono sensibili quindi sia ai sonar che alla strumentazione e alle esplosioni delle imprese petrolifere che operano in mare''.
''I cetacei - spiega Hernandez - dalle profondita' dove ricavano gran parte della propria alimentazione, risalgono in superficie come i sommozzatori, cioe' gradualmente.
L'interferenza dei sonar o di altra strumentazione o le esplosioni sottomarine provocano uno shock nell'animale che emerge allora in modo repentino provocandosi danni irreversibili''.
Secondo Rodriguez ''non c'e dubbio che qualcosa sta succedendo nel mare vicino alle Canarie'', e spiega che i cetacei morti ''erano sani, non avevano nessun tipo di malattia o virus''. Ed aggiunge che ''gli studi realizzati dall'Universita' di Las Palmas hanno accertato che ''i sonar attivi utilizzati nelle manovre militari producono la morte delle balene''. E spiega che il prof Antonio Fernandez dell'Universita' di Las Palmas e' stato il primo a dimostrare il legame tra le morti dei cetacei e l'uso dei sonar, pubblicando un articolo sulla rivista Nature che ne ha fatto il principale esperto mondiale. E recentemente Fernandez ha partecipato a Londra alla necroscopia della balena finita nel Tamigi, ma morta per ragioni diverse da quelle che riguardano la strage in atto in Spagna.
''Dall'inizio dell'anno sono venti i cetacei arenatesi alle Canarie - dice Rodriguez - e naturalmente e' una cifra minima rispetto a quella reale. Stiamo infatti parlando solo degli animali che abbiamo ritrovato. Molti di piu' muoiono e vengono inghiottiti dall'oceano''.
Dal 2003, quando gli ecologisti cominciarono a preoccuparsi per gli arenamenti in massa di cetacei alle Canarie, spiega Rodriguez, ''si puo' parlare certamente di molte centinaia di balene morte. Un numero drammatico che rischia di crescere rapidamente se la Spagna ma anche l'Ue non smetteranno di nascondere la testa nella sabbia e affronteranno con decisione il problema''.(ANSA)

Caccia balene

Le più vecchie cacciavano balene dagli anni '30 del Novecento, come la maggiore, la Nissui, un gigante dell'industria della pesca. Fatto sta che alcune imprese giapponesi - cinque secondo la BBC, sei secondo l'australiano Sidney Morning Herald - hanno deciso di lasciare definitivamente il campo, daranno via le baleniere, sposteranno le risorse su altre attività pescherecce, smetteranno anche di inscatolare carne di balena "appena finiti gli stock" (Nissui). I proventi dell'operazione verrebbero trasferiti "a iniziative di finalità sociale" - fra le quali comunque, in primo luogo all'Istituto governativo giapponese intitolato alla "Ricerca sui cetacei", che governa l'attività baleniera. L'evento è certamente di rilievo, considerando come il Giappone, con la Norvegia, continui a non voler rispettare la proibizione della caccia ai grandi cetacei, sancita dal 1986 da una Convenzione internazionale, sempre motivando questa scelta con "ragioni di ricerca", ma anche con la volontà di salvaguardare attività e abitudini alimentari limitate ma tradizionali, ed anzi ha lanciato per quest'anno il maggiore programma di caccia da molti anni. Gli ambientalisti nel mondo, specie quelli dei paesi che si affacciano sul Pacifico, non nascondono la soddisfazione.
Molte loro organizzazioni si sentono parte in causa, e rivendicano l'azione a vasto raggio che hanno promosso in questi mesi per sensibilizzare l'opinione pubblica, anche assalendo pacificamente le baleniere all'opera nell'Antartide, ma anche cercando di colpire più direttamente gli interessi delle imprese coinvolte nella caccia. Un'arma efficace, si vanta da parte di GreenPeace, sembra essere stata la campagna accuratamente mirata che ha sollecitato i consumatori a inondare con decine di migliaia di e-mail il management di imprese compartecipate da Nissui, come in Nuova Zelanda o negli Stati Uniti, o che hanno contratti con le ditte che oggi si ritirano, come in Argentina. Da parte delle ditte interessate si nega o si rifiutano commenti a riguardo. All'Istituto per la Ricerca sui Cetacei non ci si mostra preoccupati, confermando che l'Istituto godrà del trasferimento nelle sue mani delle quote di partecipazione al controllo del grosso della flotta baleniera giapponese. Sette delle otto navi che la compongono sono infatti gestite dalla Kyodo Senpaku, finora controllata dalle imprese che lasciano, che continuerà ad operare: "raddoppiando l'impegno", dice un suo dirigente. Dall'Agenzia nazionale per la Pesca si può così affermare che il ritiro delle imprese private dall'attività baleniera permetterà anzi di render chiaro, dice un suo dirigente "che questa attività è sostenuta dall'intero Giappone" e non già da interessi particolari o commerciali. Mentre è confermato l'obiettivo prefissato quest'anno: cacciare il doppio delle circa 850 balene che ogni anno la flotta cattura e processa.
(Astro9colonne)

Aviaria e gatti

Studiare piu' in dettaglio gli effetti prodotti nei gatti dal virus H5N1 responsabile dell'infezione da influenza aviaria nei gatti: e' l'invito lanciato dalle pagine di Nature da un gruppo di studiosi coordinati da Albert Osterhaus, dell'universita' Erasmus di Rotterdam, e del quale fa parte il responsabile della divisione Salute animale della FAO, Peter Roeder.
Il sospetto degli studiosi, per il momento non confermato, e' che i gatti potrebbero giocare un ruolo importante nella diffusione del virus H5N1. Temono infatti che i gatti potrebbero essere un serbatoio nel quale il virus H5N1 possa modificarsi e diventare capace di trasmettersi all'uomo.
Considerando tutte le infezioni da H5N1 avvenute nei felini a partire dal 2004, gli studiosi raccomandano che ''nuove precauzioni siano prese dalle nazioni e dagli organi preposti a combattere l'influenza aviaria per minimizzare il rischio che i gatti siano infettati e diffondano all'uomo e ad altre specie il virus aviario altamente patogeno''.
La prima notizia di infezione e morte di gatti domestici causata dal virus H5N1 risale al febbraio 2004 in Thailandia; poco prima animali selvatici, tigri e leopardi, di alcuni zoo erano morti dopo aver mangiato carcasse di polli. Nonostante la registrazione di questi e altri casi, hanno scritto gli esperti sulla rivista, il ruolo dei gatti nell'epidemiologia di H5N1 e' stato finora di gran lunga trascurato.
Nonostante l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) solo nel febbraio scorso abbia dichiarato che ''ad oggi non vi e' alcuna evidenza che i gatti domestici giochino un ruolo nel ciclo di trasmissione di H5N1'', gli autori della ricerca rilevano che infezioni fatali nei gatti si sono verificate in Paesi dove H5N1 e' endemico nel pollame. Rilevano inoltre che in Germania, subito dopo che il virus aveva fatto breccia tra gli uccelli selvatici, sono stati trovati gatti colpiti dal virus H5N1. I ricercatori rilevano inoltre come il fatto che sia stata registrata l'infezione dei gatti per via alimentare possa significare che l'intestino costituisca una nuova rotta del virus dell'influenza nei mammiferi.
''Nonostante tutte le incertezze del caso - hanno rilevato gli autori - crediamo che il ruolo potenziale dei gatti dovrebbe essere considerato in linee guida per controllare la diffusione di H5N1''. I ricercatori raccomandano inoltre di ''evitare ogni contatto tra uccelli e gatti'' nelle aree colpite dal virus.
(ANSA)

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